Occupazione in Italia: +75mila posti grazie al Sud

0
50
mn24.it

Il mercato del lavoro conferma segnali positivi

A ottobre 2025, l’Italia registra 75mila occupati in più rispetto al mese precedente, portando il totale a 24,208 milioni di persone impiegate. Contemporaneamente, i disoccupati diminuiscono di 59mila unità, con un tasso di disoccupazione destagionalizzato pari al 6%, inferiore alla media europea del 6,4%. Restano stabili i cosiddetti inattivi, coloro cioè che non sono né occupati né cercano lavoro.

Secondo i dati aggiornati dell’Istat, il Sud continua a giocare un ruolo decisivo nel traino dell’occupazione nazionale. Nel secondo trimestre 2025, il Mezzogiorno ha registrato una crescita dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2024, mentre il Centro e il Nord si sono fermati rispettivamente allo 0,1%. Particolarmente significativo è l’incremento degli occupati maschi al Sud (+1,3%), a fronte di cali o stagnazioni nelle altre aree del Paese.

Una tendenza consolidata nel tempo

Questi dati confermano una tendenza in atto già da anni: la partecipazione al lavoro attivo nel Mezzogiorno ha superato per la prima volta quest’anno la soglia del 50% del tasso di occupazione, segnando un traguardo storico. Non si tratta di un fenomeno contingente: la spinta proviene dall’attuazione del Pnrr, dalla crescita delle Zes e dall’incremento dell’export nei settori agroalimentare e farmaceutico, che hanno sostenuto una crescita strutturale e costante, seppur ancora al di sotto della media nazionale.

Incremento di occupati e tassi record

A ottobre, il tasso di occupazione sale al 62,7%, il livello più alto di sempre. L’incremento riguarda sia i dipendenti (+43mila unità, con aumento dei contratti a tempo indeterminato) sia gli autonomi (+32mila). Su base annuale, i nuovi occupati superano di 224mila unità quelli dello stesso mese del 2024 (+0,9%), con una prevalenza di lavoratori over 50. Questo trend è in parte dovuto al ritardato ingresso nel sistema pensionistico, che mantiene attivi un numero maggiore di lavoratori maturi.

Anche il fronte della disoccupazione mostra segnali incoraggianti: il tasso generale scende al 6%, mentre quello giovanile raggiunge il 19,8%, in calo di 1,9 punti. Il Sud contribuisce in misura significativa a questo miglioramento, con un decremento maggiore rispetto alle altre aree del Paese. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni rimangono stabili a livello nazionale (33,2%), ma al Sud registrano un calo quasi di un punto percentuale nel secondo trimestre.

Il ruolo strategico del Sud nella crescita nazionale

Il Mezzogiorno ha mostrato un’inedita capacità di trainare la crescita occupazionale tra il 2021 e il 2024. Secondo il rapporto Svimez, gli occupati al Sud sono aumentati dell’8%, un ritmo superiore di 2,6 punti percentuali rispetto al resto del Paese. Dei quasi 1,4 milioni di nuovi occupati nazionali, circa 500mila provengono dal Sud, contribuendo per oltre un terzo all’incremento complessivo.

Anche l’occupazione giovanile laureata cresce di più al Sud rispetto al Centro-Nord: dei nuovi occupati under 35, 6 su 10 sono laureati al Sud, contro meno di 5 su 10 nel resto del Paese. Il turismo rimane il settore trainante, mentre la crescita dei giovani laureati nei servizi ICT e nelle amministrazioni pubbliche è particolarmente marcata grazie alle filiere attivate dal Pnrr e alle politiche di rafforzamento della Pubblica Amministrazione.

Conclusioni

I dati confermano che il Sud è ormai un motore strategico per il mercato del lavoro italiano. La combinazione tra politiche di investimento, sviluppo delle filiere produttive e aumento dell’occupazione giovanile e qualificata suggerisce un modello di crescita più equilibrato e sostenibile, capace di ridurre il divario storico con il Centro-Nord e di consolidare il trend positivo del mercato del lavoro nazionale.