Giornata internazionale della disabilità: il lavoro come arma di inclusione

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Giornata internazionale della disabilità

Giornata internazionale della disabilità: un’analisi approfondita sulle barriere occupazionali e sulle opportunità da costruire per le persone con disabilità

La giornata internazionale della disabilità, che ricorre ogni anno il 3 dicembre, rappresenta un momento fondamentale per riflettere sullo stato dell’inclusione sociale e lavorativa delle persone con disabilità. Nonostante negli ultimi anni siano stati compiuti diversi passi avanti in ambito normativo e culturale, il percorso verso una reale e concreta inclusione professionale rimane ancora complesso. I dati diffusi dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, in collaborazione con Anffas, evidenziano infatti come molti ostacoli continuino a limitare l’accesso al lavoro, soprattutto per chi presenta disabilità intellettive o disturbi del neurosviluppo. Le testimonianze delle famiglie e i numeri raccolti delineano un quadro che richiede attenzione, interventi mirati e una strategia continua da parte di istituzioni, imprese e società civile.

Uno degli aspetti più significativi delle ultime rilevazioni riguarda la distanza tra le reali potenzialità lavorative delle persone con disabilità e le opportunità effettivamente disponibili sul mercato. Tra coloro che potrebbero lavorare, solo il 40% risulta attualmente occupato, mentre un altro 30% è alla ricerca attiva di un impiego. Una larga parte, dunque, rimane esclusa dal mondo del lavoro, non per mancanza di competenze, ma a causa di barriere culturali, pregiudizi radicati e assenza di servizi adeguati in grado di facilitare l’incontro tra domanda e offerta. Le famiglie, coinvolte in un’indagine condotta su quasi 500 nuclei, evidenziano come la mancanza di percorsi strutturati resti uno degli impedimenti più frequenti e difficili da superare.

Giornata internazionale della disabilità: dati sull’istruzione

Il livello di istruzione delle persone con disabilità comprese nel campione smentisce molti luoghi comuni ancora presenti nella società. Ben il 43% ha conseguito un diploma e il 15% è in possesso di una laurea. Nonostante ciò, le opportunità lavorative continuano a concentrarsi soprattutto su attività di tipo manuale e artigianale, che risultano le più accessibili. I settori maggiormente ricettivi sono il turismo, che assorbe il 25% degli occupati, e il commercio, che accoglie il 20% di chi è attualmente inserito nel mercato del lavoro. Queste percentuali dimostrano come la collocazione professionale sia spesso guidata più da stereotipi o da necessità contingenti delle aziende che da una reale valorizzazione delle competenze individuali.

Condizioni contrattuali

Anche il quadro contrattuale rivela importanti criticità. Solo il 28,5% degli occupati può contare su un contratto a tempo indeterminato, mentre il 13% è impiegato con contratti a termine e il 30,8% risulta inserito in percorsi di tirocinio. Questo significa che una parte importante di lavoratori si trova in condizioni di instabilità, con meno garanzie e minori prospettive di crescita professionale. I tirocini, sebbene costituiscano uno strumento prezioso per l’ingresso nel mondo del lavoro, non possono rappresentare l’unica strada disponibile, soprattutto per chi necessita di percorsi più solidi e continuativi.

Anche la distribuzione dell’orario di lavoro mostra tendenze significative. Il 95% delle persone con disabilità occupate lavora in modalità part time. Nel 55% dei casi questa scelta risponde a una preferenza personale, ma nel 40% si tratta di una richiesta avanzata direttamente dall’azienda. Questo dato evidenzia come, nonostante siano state introdotte misure a tutela della flessibilità e dell’adattamento dei contesti lavorativi, le realtà produttive incontrino ancora difficoltà nell’integrare figure professionali con esigenze specifiche. Una parte consistente degli intervistati sottolinea l’importanza di sviluppare modelli organizzativi realmente inclusivi, in grado di coniugare performance, autonomia e benessere.

La ricerca del lavoro

Tra le persone in cerca di lavoro, il 55,3% dichiara di utilizzare servizi pubblici e privati dedicati al collocamento, ma le famiglie lamentano percorsi lenti, frammentati e spesso poco efficaci. Nel 64% dei casi tali servizi sono gratuiti, ma il 20% comporta costi che ricadono direttamente sui nuclei familiari, già spesso impegnati in percorsi sanitari, educativi e assistenziali molto onerosi. Di fronte a queste difficoltà, quasi la metà degli intervistati indica come priorità il potenziamento di figure professionali specializzate come il disability manager, fondamentali per una corretta valutazione delle competenze, per l’accomodamento ragionevole e per la creazione di ambienti di lavoro realmente inclusivi.

Accanto alla richiesta di professionisti formati, emerge anche la domanda di maggiori opportunità lavorative attraverso strumenti contrattuali più flessibili e percorsi personalizzati. Il 38% delle famiglie segnala la necessità di ampliare le occasioni di inserimento, mentre il 37% auspica il rafforzamento dei servizi pubblici e privati rivolti a chi cerca occupazione. Questi dati rivelano una richiesta chiara e condivisa: costruire un sistema più capace di valorizzare il potenziale di ogni individuo e di accompagnarlo lungo un percorso stabile di crescita professionale.

Il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca, sottolinea come il quadro emerso confermi la necessità di intensificare le politiche attive del lavoro. Secondo De Luca, l’introduzione di nuovi strumenti digitali nel contesto del collocamento rappresenta un’opportunità importante, ma deve essere accompagnata da un impegno costante per rafforzare i servizi dedicati e migliorare la conoscenza delle diverse forme di disabilità. Solo attraverso un coinvolgimento sinergico di imprese, professionisti e istituzioni sarà possibile creare contesti realmente inclusivi e valorizzare le competenze di tutte le persone.

Giornata internazionale della disabilità e i diritti sanciti dall’Onu

Non meno rilevante è la testimonianza del presidente nazionale di Anffas, Roberto Speziale, che ricorda come molte persone con disabilità – e in particolare coloro che presentano disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo – debbano ancora affrontare un percorso a ostacoli per accedere al mondo del lavoro. I pregiudizi e gli stereotipi che colpiscono queste categorie risultano spesso più radicati, impedendo una valutazione oggettiva delle competenze individuali e riducendo drasticamente le opportunità di inserimento. Speziale evidenzia come la richiesta di un lavoro vero sia uno dei desideri più forti espresso dalle persone con disabilità, non solo per il diritto alla vita indipendente, ma anche per contribuire concretamente alla società al pari di tutti gli altri cittadini.

La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ricorda che il diritto al lavoro non può essere negato né limitato da discriminazioni. La normativa nazionale e internazionale riconosce inoltre strumenti come l’accomodamento ragionevole, essenziale per garantire condizioni di parità sul posto di lavoro. Eppure, questo principio risulta ancora poco conosciuto o applicato in molte realtà. Da qui deriva la necessità di una maggiore sensibilizzazione, affinché aziende, enti pubblici e professionisti acquisiscano piena consapevolezza degli strumenti a disposizione e del loro valore.

La giornata internazionale della disabilità rappresenta quindi non solo un momento celebrativo, ma anche un’occasione per fare il punto sulla strada già percorsa e su quella ancora da percorrere. L’inclusione lavorativa resta una delle sfide più importanti, perché il lavoro non è solo una fonte di reddito: è autonomia, dignità, partecipazione sociale e riconoscimento del proprio ruolo nella comunità. Sostenere percorsi di inserimento mirati, abbattere i pregiudizi e valorizzare le competenze di ogni individuo significa costruire una società più equa, aperta e capace di accogliere le diversità come un valore.