Camorra a Pagani, Nocera e Poggiomarino: 21 condanne

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Il gup di Salerno riconosce l’accordo criminale tra i gruppi camorristici: pizzo, armi, pestaggi e traffico di droga al centro dell’inchiesta della DDA

Centotrentaquattro anni di reclusione complessivi per ventuno imputati. È questo l’esito del processo con rito abbreviato celebrato davanti al gup del Tribunale di Salerno, Marilena Albarano, nell’ambito dell’inchiesta che ha ricostruito l’alleanza criminale tra il clan di Poggiomarino guidato da Rosario Giugliano, detto ’o minorenne, i Fezza-De Vivo di Pagani e il gruppo Amoruso, sempre di Poggiomarino. Una sentenza che arriva a fronte dei 264 anni di carcere richiesti dalla DDA di Salerno, guidata dal pm Elena Guarino. Due imputati sono stati assolti.

Le condanne, di entità diversa, riguardano esponenti ritenuti coinvolti nelle attività del sodalizio camorristico: estorsioni a imprenditori e commercianti, traffico di droga, uso e detenzione di armi, pestaggi e controllo del territorio nei comuni dell’Agro nocerino-sarnese. Per molti dei condannati è stata disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni alle parti civili.

Quattro imputati sono invece ancora sotto processo con rito ordinario a Nocera Inferiore. Assolti Emanuele Amarante e Nicola Liguori. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni. L’inchiesta rappresenta il prosieguo del lavoro investigativo culminato il 10 giugno 2024 con le prime condanne e corroborato dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, tra cui Giugliano e Raffaele Carrillo, che ricoprivano ruoli apicali nell’organizzazione.

Le dichiarazioni dei pentiti hanno consentito agli inquirenti di delineare una fitta rete di alleanze costruita da Giugliano anche con esponenti di gruppi camorristici di territori limitrofi, finalizzata al controllo del traffico di sostanze stupefacenti, alla gestione delle estorsioni e all’infiltrazione nel tessuto economico locale. Secondo l’accusa, il neomelodico Rosario Manzella, detto Zuccherino, figlio adottivo di Giugliano, insieme a Salvatore Iervolino sarebbe stato incaricato di riscuotere il pizzo dagli industriali dell’area di Fosso Imperatore, indicati ai clan da un imprenditore originario di Pagani e residente a Nocera Inferiore.

Le estorsioni avrebbero poi raggiunto anche Scafati, con una nota industria conserviera costretta a pagare, così come un imprenditore del settore funebre, per un totale di 110mila euro. Tra le vittime figura anche un noto industriale di Nocera Inferiore, ex presidente della Nocerina Calcio.

Dalle indagini emerge anche il progetto di un agguato ai danni di Carmine Amoruso: Giugliano avrebbe organizzato un gruppo di cinque persone incaricate di individuare sicari, aprire la via di fuga, effettuare sopralluoghi e disfarsi delle armi. Il gruppo Amoruso risponde invece di rapina e possesso di stupefacenti. Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Gregorio Sorrento, Giovanni Pentangelo, Antonio Usiello, Vincenzo Calabrese, Teresa Sorrentino, Antonio De Martino, Giuseppe Della Monica, Tommaso Annunziata e Francesco Matrone.