L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che anche i content creator in regime forfettario, inclusi coloro che pubblicano contenuti pornografici su piattaforme come OnlyFans, sono soggetti al pagamento della cosiddetta “tassa etica”, ovvero un prelievo aggiuntivo del 25% sui ricavi derivanti dalla produzione di materiale pornografico, conosciuto un tempo come “Pornotax”.
La precisazione arriva in risposta a un interpello presentato lo scorso 4 novembre. L’Agenzia sottolinea che, per determinare l’obbligo, sarà necessario valutare caso per caso: rientrano nella disciplina le attività legate alla produzione, distribuzione, vendita o rappresentazione di materiale pornografico o di incitamento alla violenza. Nonostante il regime forfettario preveda un’imposta sostitutiva, questa non esclude l’applicazione della tassa etica, poiché si tratta di un tributo distinto.
I dubbi dei contribuenti
Il contribuente che ha presentato l’interpello ha contestato la decisione, sottolineando l’assenza di indicazioni precise sull’applicabilità della tassa ai soggetti forfettari e la difficoltà di calcolare correttamente le somme dovute. La norma istitutiva della tassa non distingue tra regimi fiscali e la risoluzione dei codici tributo menziona solo contribuenti Irpef e Ires, escludendo i regimi agevolati come quello dei minimi e, per analogia, il forfettario.
Un ulteriore punto di incertezza riguarda la definizione di materiale pornografico: la tassa colpisce giornali, opere teatrali, cinematografiche, audiovisive o multimediali in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti. Rimangono dubbi su contenuti borderline, come le foto di piedi pubblicate su piattaforme come OnlyFans, e su chi dovrà fornire interpretazioni definitive.
La storia della Pornotax
La “Pornotax” nacque nel 2002 da un’iniziativa del deputato FI Vittorio Emanuele Falsitta, ma incontrò subito resistenze e fu ritirata. La tassa venne poi rilanciata dalla deputata di AN Daniela Santanchè. Da allora, la normativa è rimasta in vigore, pur tra polemiche e tentativi di abolizione: molti operatori ritengono ingiusto tassare maggiormente attività legali considerate “immorali”. Anche recentemente esponenti politici, come Giulia Pastorella e Marco Lombardo, hanno proposto la cancellazione della tassa etica nella legge di bilancio.
Nonostante le polemiche, l’Agenzia delle Entrate conferma oggi che il regime forfettario non esenta i creator dal tributo, segnando un importante chiarimento per chi produce contenuti a pagamento online.

