Delitto di Garlasco: ricostruito il movente

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L’indagine su Andrea Sempio, amico di Marco Poggi e oggi indagato per omicidio in concorso con Alberto Stasi nel delitto di Chiara Poggi, continua a riempire gli atti della Procura di Pavia con nuovi elementi d’accusa. Una sequenza di indizi che, secondo gli inquirenti, sarebbe sufficiente per chiedere il rinvio a giudizio già nella primavera 2026. Intanto, mentre si attende l’esito dell’incidente probatorio fissato per il 18 dicembre dal gip Daniela Garlaschelli, il 37enne continua a proclamare la sua innocenza e denuncia un accanimento mediatico che gli ha stravolto la vita.

Il movente: la ricostruzione della Procura

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, gli inquirenti ritengono di aver ricostruito anche il movente dell’omicidio. Pur non rendendo pubblici i dettagli, la Procura sarebbe convinta che alla base del delitto vi fosse una tensione pregressa tra Sempio e Chiara, maturata in un contesto di frequentazioni abituali nella villetta di via Pascoli. Un intreccio di rapporti, conoscenze e dinamiche personali che, nella lettura degli investigatori, avrebbe creato un terreno di frizione tale da sfociare in un gesto violento. Si tratterebbe, secondo fonti vicine al dossier, di un movente legato alla sfera privata e alla rete di relazioni tra i ragazzi, ricostruito attraverso testimonianze e nuove analisi dei rapporti tra la vittima, il fratello Marco e il gruppo di amici che gravitava attorno alla famiglia.

Le impronte sulle scale: 15 punti di corrispondenza

Il procuratore Fabio Napoleone ritiene decisiva l’impronta trovata sulle scale che conducono al seminterrato della villetta di via Pascoli, dove il corpo di Chiara fu scoperto il 13 agosto 2007. Secondo l’analisi tecnica, quella traccia sarebbe compatibile con il palmo destro di Sempio grazie alla corrispondenza di quindici minuzie dattiloscopiche. Una prova che l’accusa considera rilevante, anche se non è stata inclusa nell’incidente probatorio.

Le telefonate anomale: sette contatti a casa Poggi

Un altro tassello riguarda le ripetute telefonate effettuate da Sempio al numero fisso dei Poggi nei giorni immediatamente precedenti l’omicidio. La giovane vittima era sola in casa mentre i genitori e il fratello erano in vacanza in Trentino. Sempio ha sempre sostenuto di aver chiamato solo per cercare Marco, senza sapere con precisione quando fosse partito. Gli investigatori, al contrario, ritengono che fosse perfettamente consapevole dell’assenza dell’amico, e considerano quei contatti un comportamento sospetto, soprattutto per la loro insistenza e per il momento in cui avvennero.

Lo scontrino del parcheggio e il testimone anonimo

Nel fascicolo pesa anche lo scontrino del parcheggio di Vigevano, consegnato agli inquirenti un anno dopo il delitto e utilizzato da Sempio per dimostrare di trovarsi lontano da Garlasco all’ora dell’omicidio. Un testimone, comparso spontaneamente in una caserma di Milano in data non precisata, avrebbe dichiarato che quello scontrino non apparteneva all’indagato. La difesa, ora affidata all’avvocato Liborio Cataliotti, ha definito la circostanza un semplice indizio e non una prova, ricordando che anche un eventuale alibi falsificato non equivarrebbe automaticamente alla colpevolezza.

Una vita sospesa

Sempio continua a respingere ogni accusa. In un recente sfogo ha raccontato di vivere isolato nella cameretta in cui abitava da ragazzo: «Non posso fare niente, è come essere ai domiciliari». Una situazione che il 37enne definisce insostenibile, aggravata da quello che percepisce come un accanimento mediatico.

La prossima tappa

Il 18 dicembre la nuova udienza dell’incidente probatorio potrebbe definire un passaggio cruciale dell’inchiesta. Se le analisi confermeranno l’impostazione accusatoria, la Procura di Pavia sarebbe pronta a chiedere formalmente il processo nella primavera del 2026.