La rassegna teatrale a firma Nicolantonio Napoli e con la consuetudinaria collaborazione di Ritratti di Territorio e Casa Memi.
di Marco Visconti
Si alza il sipario. Domani, venerdì 28 novembre, Polvere – scritto, diretto e interpretato da Saverio La Ruina, in scena con Cecilia Foti – inaugurerà ufficialmente Scenari pagani 28. L’appuntamento è per le 21, sul palco del teatro auditorium Sant’Alfonso Maria de Liguori di Pagani.Lo spettacolo, produzione Scena Verticale, si avvale delle musiche originali di Gianfranco Franco, del contributo di Jo Lattari alla drammaturgia e di Dario De Luca alla messinscena. Completano il quadro la scenografia firmata da Ivan Donato e il lavoro tecnico di Mario Giordano per audio e luci.

Un’edizione che chiama all’azione“Up patriots to arms”: il grido di battaglia scelto per la stagione 2025-2026. Un invito diretto, energico, che segna la continuità del lavoro del direttore artistico Nicolantonio Napoli, ancora una volta saldo al timone dopo ventisette edizioni.La rassegna riparte con otto appuntamenti, destinati a concludersi il 9 aprile. E, come spesso accade nella storia della kermesse, non è escluso che lungo il percorso possa affacciarsi qualche sorpresa.Scenari pagani 28 si conferma sostenuta dal Comune di Pagani e, anche quest’anno, dalla collaborazione preziosa di Casa Memi.

Al fianco della rassegna resta anche Ritratti di Territorio, che rinnova il suo contributo con l’ormai rituale AperiSpettacolo delle 20:45, in partnership con Pepe Mastro Dolciere e Famiglia Pagano 1968.
Lo spettacolo: la violenza che precede la violenza
Polvere affronta l’abisso della violenza di coppia partendo dalla sua dimensione meno visibile. Le botte, le percosse, sono solo l’esito finale di un processo lungo e corrosivo. Prima c’è quell’“impalpabile polvere” che si deposita sulla donna e la corrode lentamente: parole che feriscono, umiliazioni sottili, sgarbi quotidiani, affetti negati o concessi con brutalità.Le operatrici dei centri antiviolenza lo conoscono bene questo percorso, lo vedono compiersi ogni giorno sotto gli occhi di chi, pur volendo intervenire, spesso rimane impotente. È un itinerario segnato da rapporti di potere distorti, da dinamiche che riaffiorano ovunque, radicate e persistenti.Lo spettacolo di La Ruina è uno schiaffo narrativo: un testo di violenza psicologica stupefacente, raccontato con una lingua volutamente semplice e asciutta. Una storia di malamore che precipita nella persecuzione, in un ring dove a colpire è sempre l’uomo, con aggressioni reali o simboliche.Eppure, Polvere non racconta il compimento della violenza, il femminicidio, come atto fisico: lo mostra come un delitto che avviene prima, un assassinio di sentimenti, di emozioni, di identità. È lì che si consuma la tragedia.

