Perché quella di Cirielli non è una sconfitta, e perché quella del campo largo potrebbe essere una vittoria di Pirro
Sempre, in politica, si valuta il risultato delle urne in termini di seggi conquistati e di potere da gestire per il quinquennio che si apre.
Pochi entrano nel merito dei numeri, quelli veri, quelli che non sono confutabili pur nella loro diversità, un diseguaglianza a sua volta variabile da competizione a competizione.
Questi numeri, come sempre si fa con dati ponderabili gli un con gli altri, vanno letti invece per quelli che sono; dati per capire, imparare dagli errori e ampliarne la visione.
Veniamo così alle ultime regionali, in cui, al di là dell’affermazione del campo largo e dei toni trionfalistici dei vincitori supportati da un risultato inconfutabile in termini di seggi, certificano e a loro volta spiegano in modo altrettanto incontrovertibile perché Cirielli non ha perso, e ancor di più perché la coalizione di Fico non ha vinto in termini di numeri.
Veniamo così al ragionamento matematico.
Il campo largo ha ottenuto il 60,69%, dato nominale, pari al 26,7% dell’elettorato, dato reale, per un totale di 1.286.188 voti.
Nel 2020 il M5S e la coalizione di Vincenzo De Luca raggiunsero, divisi, complessivamente il 79,41% nominale pari al 43,83% reale, per un totale complessivo di 2.044.729 voti.
Dunque pare evidente che rispetto ai voti ottenuti insieme alle ultime Regionali sono sotto di 758.540 voti con un meno 11% di aventi diritto che hanno disertato le urne rispetto al 2020,
Cirielli viceversa ha raggiunto oggi il 35,72% in termini nominali, pari al 15,75% reale, per un totale di 757.836 voti.
Dunque, ben 292.915 voti in più come coalizione, rispetto ai 464.921 voti ottenuti nel 2020 e pari al 18,06% nominale e al 9,96% reale.
Questi i numeri.
Il resto amici miei chiacchiere da bar, di sicuro se fossi nel campo largo un’approfondita analisi del voto visto che il 2027 anno delle politiche è dietro l’angolo la farei.

