di Giorgia Valentini
Le urne di Nocera Inferiore hanno parlato o meglio hanno sussurrato, perché la vera voce di queste regionali non è quella dei candidati né delle liste, ma quella del silenzio; un silenzio pesante, quasi ostinato, il 50% degli aventi diritto ha deciso di restare a casa e dei 37.595 potenziali votanti, la metà ha scelto di non scegliere. È il trionfo del non-voto, il partito del divano che non ha simboli né segretari, ma condiziona eccome, la credibilità della politica locale.
Eppure, mentre il dato sull’affluenza fa tremare i polsi, i numeri veri, quelli delle schede scrutinate, raccontano una città che manda segnali chiari, seppure frammentati.
I numeri dei candidati: Fortino guida la carica, gli altri inseguono
Federica Fortino domina con 3.413 voti, staccando Ferdinando Padovano (1.763) e Tonia Lanzetta (1.449). Dietro, molto distanti, Luca Forni (110) e Pasquale Magro (54). Una graduatoria che non sorprende, ma che fotografa un distacco sempre più netto tra chi possiede una macchina elettorale efficace e chi purtroppo è rimasto ai margini, non supportato totalmente dal partito.
I partiti: la destra corre affiancata, il PD doppia gli alleati minori
Sul fronte dei partiti, Forza Italia e Fratelli d’Italia si contendono il ruolo di primo attore del centrodestra nocerino: 2.231 voti per gli azzurri, 2.264 per FdI. Una differenza irrisoria, che dice molto sul peso equilibrato delle due anime a livello locale. Dall’altra parte, il Partito Democratico viaggia su numeri ben più corposi (5.180 voti), lasciandosi alle spalle MSI – Avanti Campani (1.972), lista che correva praticamente senza traino istituzionale. Il PD tiene, anzi consolida, ma non entusiasma, la benzina dei voti arriva, ma il carburatore dell’identità politica un po’ meno.
Le coalizioni: Fico avanti, ma di misura
A livello complessivo, la coalizione “Roberto Fico” incassa 10.819 voti, battendo la squadra “Cirielli Presidente”, ferma a 7.188. Un vantaggio chiaro, ma tutt’altro che schiacciante, un +3.600 che non basta a blindare il futuro politico cittadino, soprattutto se si considera il macigno dell’astensione. Il centrosinistra vince, sì. Ma convince? Meno. Il centrodestra perde, vero. Ma arretra davvero? Non del tutto.
Il nodo politico: tra entusiasmo e incertezza
Il quadro che emerge è complesso e, come spesso accade, le regionali parlano solo a metà della città, non determinando automaticamente le dinamiche locali, non spostando equilibri in modo definitivo, ma rivelando chi ha un consenso solido e chi corre ancora con il freno a mano tirato. Quello che invece determinano, senza appello, è la fiducia perché Nocera, oggi, mostra una diffidenza crescente verso una politica percepita come distante, logorata, incapace di parlare la lingua delle esigenze quotidiane.
Il vero verdetto: serve una scossa
La politica nocerina può festeggiare percentuali e liste, ma resta un convitato di pietra più ingombrante dei dati stessi, poiché metà città ha deciso che non valeva la pena recarsi al seggio; e quando la democrazia si regge sul 50% scarso di partecipazione, la vittoria di chi governa o di chi si oppone vale la metà. Serve una scossa culturale e amministrativa, serve ritrovare il contatto con la cittadinanza reale, non quella dei comizi e dei post social, serve che chi si candida smetta di “chiedere il voto” e inizi a “meritarselo”. Perché se i nocerini continuano a voltare le spalle alle urne, presto saranno i politici a chiedersi non più cosa vuole la città, ma chi è rimasto, nella città, disposto ad ascoltarli.

