25 Novembre a Torre Annunziata: tra patriarcato e camorra

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In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, Libera e Catena Rosa ribadiscono con forza che la lotta alle mafie e la lotta al patriarcato sono due fronti della stessa battaglia di civiltà. Un legame evidente soprattutto in territori come Torre Annunziata, dove criminalità organizzata e cultura maschilista si alimentano reciprocamente.

I dati parlano chiaro: un femminicidio ogni 72 ore, una donna su tre vittima di violenza, 133 donne uccise dalla violenza mafiosa — di cui 36 minorenni. Numeri che trovano in questa città un’eco drammatica.

A Torre Annunziata, il volto più crudele di questa oppressione è apparso nelle storie di Rosa Visione, vittima innocente dei clan criminali, e di Matilde Sorrentino, mamma coraggio che ha denunciato il potere pedofilo camorristico. Matilde è stata uccisa perché donna, perché simbolo, perché “corpo” su cui scrivere la legge del più forte.

Accanto a loro ci sono le vittime silenziose: mogli, figlie e madri di camorristi, uccisi o incarcerati. Donne condannate a vivere tra paura, lutto e isolamento, quasi sempre sole davanti a un destino imposto dal patriarcato criminale.

Ci sono poi le donne “reggenti” dei clan, che hanno assunto ruoli di comando in assenza degli uomini. Anche loro, in fondo, sono vittime: plasmate da un sistema che impone il potere come unica forma di sopravvivenza, costrette a replicare schemi di violenza e prevaricazione. Donne rese, allo stesso tempo, carceriere e prigioniere.

Spesso ci chiediamo perché tante donne, anche dentro famiglie legate ai clan, non riescano a ribellarsi a una vita di paura, silenzio e sottomissione. La risposta è nel cuore stesso del patriarcato: convince le donne ad accettare ruoli subalterni, spegnendo la possibilità di immaginare un’alternativa.

Eppure, se le donne scoprissero la forza della sorellanza, della solidarietà e dell’autodeterminazione, potrebbero abbattere non solo le catene della violenza domestica, ma anche quelle dell’omertà e del potere criminale. Sarebbe una rivoluzione.

Per questo Libera e Catena Rosa affermano con determinazione che:

  • La lotta alle mafie passa attraverso la decostruzione del patriarcato, soprattutto in territori come Torre Annunziata.
  • È necessario un cambiamento culturale profondo, che parta dall’educazione alla parità e al rispetto.
  • Le donne devono essere al centro di un nuovo patto di comunità, protagoniste di percorsi di liberazione e giustizia, sostenute da reti reali e interventi concreti.
  • I territori più fragili, dove povertà, assenza di servizi e presenza criminale aggravano la condizione femminile, devono diventare una priorità politica nazionale e locale.

Servono politiche coraggiose, interventi educativi e presidi sociali duraturi. Non basta reprimere: serve prevenire, educare, offrire alternative.

Perché dove le donne sono libere, le mafie arretrano.
Dove c’è giustizia di genere, c’è giustizia sociale.

Libera – Presidio di Torre Annunziata
Catena Rosa