Napoli si prepara ad accogliere un evento destinato a entrare nella storia della vela mondiale, ma il nome che più identifica l’Italia con l’America’s Cup, per ora, resta sorprendentemente assente. Nella lista delle squadre iscritte alla prossima edizione del trofeo più antico dello sport non compare ancora Luna Rossa, e la sua mancata adesione entro la prima scadenza ha aperto scenari carichi di interrogativi.
La prima finestra per formalizzare la partecipazione si è chiusa il 31 ottobre. A rispondere presente sono stati i Defender di Emirates New Zealand e i Challenger of Record di Athena Racing, mentre il team guidato da Patrizio Bertelli ha scelto la via dell’attesa. Non una rinuncia, almeno per ora, ma un rinvio che pesa e che racconta molto delle complessità dietro questa America’s Cup, la prima ospitata in assoluto in Italia.
Luna Rossa avrà tempo fino al 31 gennaio per confermare ufficialmente la propria presenza, ma a quel punto dovrà accettare condizioni economiche meno favorevoli, con una quota di iscrizione maggiorata rispetto alla prima deadline. Un dettaglio che, pur non essendo secondario, non sembra però rappresentare il vero nodo della questione.
Dietro il ritardo del sindacato italiano ci sarebbe infatti un cambio di rotta strutturale imposto dal nuovo regolamento della competizione. Una svolta che introduce restrizioni tecniche fino a oggi impensabili e che ha costretto molti team, compresa Luna Rossa, a rivedere radicalmente i propri piani. Il punto centrale è il budget cap fissato a 75 milioni di euro, un tetto pensato per rendere la competizione più sostenibile e accessibile, ma che rischia di frenare proprio quei progetti già avviati con investimenti importanti.
Secondo quanto filtra dall’ambiente, Luna Rossa avrebbe iniziato a lavorare sul nuovo ciclo tecnico con un’impostazione precedente al limite di spesa, trovandosi improvvisamente nella possibilità di sforare il plafond imposto. Da qui la necessità di fermarsi, riflettere, ricalibrare. Non un passo indietro, ma una pausa strategica per evitare di trovarsi in una situazione di svantaggio competitivo o, peggio, fuori dai parametri regolamentari.
Il nuovo formato prevede inoltre l’impossibilità di costruire scafi completamente nuovi, una scelta che punta a ridurre i costi ma che cambia profondamente l’approccio progettuale. Per un team come Luna Rossa, da sempre all’avanguardia nello sviluppo tecnologico e nell’innovazione, si tratta di un vincolo che non può essere affrontato con superficialità. Ogni decisione ha ricadute non solo sportive, ma anche d’immagine e di posizionamento internazionale.
A rendere il quadro ancora più complesso c’è la nascita dell’America’s Cup Partnership, una governance condivisa che ridisegna il sistema di potere e di gestione della competizione. Un modello più centralizzato, più regolato, che mira a superare le logiche del passato ma che impone a ogni sindacato una nuova forma di dialogo e compromesso.
In questo contesto, il silenzio di Luna Rossa non appare come un segnale di disimpegno, ma come il tentativo di tutelare un patrimonio sportivo e tecnico costruito in anni di sfide, finali sfiorate e identità fortemente riconoscibile. L’America’s Cup a Napoli senza Luna Rossa sarebbe un paradosso difficilmente giustificabile agli occhi del pubblico italiano, ma forzare una partecipazione senza le giuste garanzie sarebbe altrettanto rischioso.
Il tempo però scorre. La città partenopea si prepara a diventare capitale mondiale della vela, e l’attesa per la decisione definitiva del team tricolore cresce di giorno in giorno. Perché Luna Rossa non è solo una barca, ma un simbolo. Un progetto che ha saputo trasformare la vela in racconto popolare, in passione condivisa, in orgoglio nazionale.
La sensazione è che la partita non sia affatto chiusa. Che dietro questa scelta prudente ci sia la volontà di presentarsi a Napoli non solo per partecipare, ma per competere davvero. Con un progetto sostenibile, competitivo, coerente con un’eredità che non ammette improvvisazioni.
E allora l’attesa diventa parte del racconto. Un conto alla rovescia che dice molto su quanto sia cambiata l’America’s Cup e su quanto ogni decisione, oggi, pesi più del vento.

