Salernitana, mezza delusione ma Raffaele non ci sta: “Un’ora da big”

0
69

La Salernitana esce dall’Arechi con un pareggio che lascia più interrogativi che certezze e a fine gara l’analisi dello staff tecnico è lucida, profonda e carica di spunti su cui lavorare. La sensazione è quella di una squadra capace di esprimere un calcio importante per oltre un’ora, ma incapace di tradurlo in un successo pieno.

Viene sottolineato come per sessanta minuti la prestazione sia stata da grande squadra, con il Potenza costretto nella propria metà campo e senza reali possibilità di rendersi pericoloso. Il problema, però, è arrivato nel momento in cui la frenesia ha preso il sopravvento, andando a compromettere quanto costruito con ordine e qualità durante la settimana. “Quando spingi, crei e non segni, il rischio beffa è sempre dietro l’angolo”, è il concetto chiave che emerge.

Il Potenza viene descritto come un avversario solido, con un’identità chiara, frutto del lavoro portato avanti da due anni con lo stesso allenatore. Proprio per questo, il rammarico è doppio: la Salernitana ha costruito tantissimo, assediando l’area dopo il pareggio, ma è mancata precisione, lucidità e quella freddezza necessaria per chiudere la gara.

Altro tema centrale è la gestione dei momenti finali. Con una squadra che deve vincere, non è accettabile concedere una ripartenza a tempo quasi scaduto, episodio che viene definito come qualcosa che “non dà pace” e che deve trasformarsi in insegnamento. La partita poteva addirittura essere persa, e il punto conquistato viene visto quasi come una fortuna più che come un risultato positivo.

A complicare il tutto, anche due cambi forzati che hanno inevitabilmente inciso sull’equilibrio e sul piano gara preparato. Resta però un messaggio chiaro: ciò che dipende dalla Salernitana va migliorato, corretto e perfezionato. Perché giocare bene non basta, se poi non viene accompagnato da concretezza e maturità nelle scelte.

Un pareggio che impone riflessione, autocritica e crescita. Perché una squadra che ambisce a vincere non può permettersi di trasformare il dominio in rimpianto.