Italia nella storia: terza Davis di fila

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Nella splendida cornice della Super Tennis Arena di Bologna, l’Italia ha scritto un nuovo capitolo della sua storia tennistica: battendo la Spagna 2-0 in finale, gli azzurri conquistano la Coppa Davis per la terza volta consecutiva, un’impresa mai riuscita da quando è stato abolito il Challenge Round nel 1971.

Berrettini apre la strada

La finale si apre con il singolare tra Matteo Berrettini e Pablo Carreno Busta: l’azzurro domina in due set, 6-3, 6-4, mettendo subito l’Italia in vantaggio. Con questa vittoria, Berrettini conferma il suo ruolo di leader trascinante nei momenti decisivi. Il match ha avuto un andamento deciso: Berrettini parte forte, conquista subito il break e mantiene il vantaggio fino alla conclusione del primo set. Nel secondo, a uno scambio iniziale equilibrato, l’italiano allunga nel momento giusto e chiude senza concedere margini allo spagnolo.

La rimonta epica di Cobolli

Dopo il vantaggio azzurro, sale in campo Flavio Cobolli contro Jaume Munar. Il primo set porta un 6-1 netto in favore dello spagnolo, che sembra mettere la Spagna in corsa. Ma Cobolli non si arrende: lotta, cambia atteggiamento, vince il tie-break del secondo set 7-6 (5) e infine chiude il match 7-5 nel terzo set, assicurando il successo all’Italia. La rimonta racconta la forza mentale dei ragazzi azzurri: sotto di un set, in finale, con tensione alle stelle. Eppure Cobolli ha trovato la determinazione per ribaltare l’inerzia e regalare alla squadra il titolo.

L’importanza del successo

Questo trionfo va oltre la semplice vittoria: rappresenta la quarta Coppa Davis della storia italiana, la terza consecutiva, e sancisce l’Italia come potenza ineguagliata nella competizione negli ultimi anni. Nonostante assenze rilevanti e senza i due big Jannik Sinner e Lorenzo Musetti, la squadra di Filippo Volandri ha dimostrato compattezza, spirito di gruppo e lucidità nei momenti chiave. Ogni tassello ha funzionato.

Il cammino verso la finale

L’Italia aveva già superato i quarti e la semifinale senza perdere un punto: prima contro l’Austria, poi contro il Belgio. In finale, la Spagna era avversaria storica, forte ma priva di alcune stelle.