Scontro sul femminicidio: le parole di Nordio e Roccella scatenano la bufera politica

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Le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio e della ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità Eugenia Maria Roccella, pronunciate durante la Conferenza internazionale contro il femminicidio a Roma, hanno acceso un forte dibattito politico.

Roccella ha sostenuto che “non esiste correlazione tra educazione sessuo-affettiva e riduzione dei femminicidi”, citando la Svezia come esempio di Paese con programmi consolidati ma con numeri di violenza più alti dell’Italia. La ministra ha invitato la sinistra a portare dati che dimostrino il contrario, ribadendo che l’azione del governo si concentra su strumenti “efficaci e non ideologici”, e ricordando che l’Onu ha definito la nuova legge italiana sul femminicidio “un modello”.

Nordio, nel suo intervento, ha attribuito il fenomeno della prevaricazione maschile a una “sedimentazione millenaria” e a un “codice genetico che nel subconscio oppone resistenza alla parità”, richiamando dinamiche evolutive legate alla forza fisica e alla storia del dominio maschile.

Le parole dei due ministri hanno provocato immediate reazioni. L’eurocommissaria Hadja Lahbib ha ribadito che l’educazione sessuale è considerata dall’Ue “fondamentale per la prevenzione” e parte integrante della strategia europea contro la violenza di genere.

Dure le opposizioni: Maria Elena Boschi (Iv) ha definito “imbarazzanti” le affermazioni dei ministri, mentre Ilenia Malavasi (Pd) ha accusato Nordio di banalizzare un fenomeno complesso con spiegazioni “pseudo-darwiniane”. Chiara Appendino (M5S) ha attaccato sui social: “Se questo è un ministro…”.

Critiche anche dalla responsabile scuola del Pd Irene Manzi, che ha definito “fuorvianti” le parole di Roccella, sostenendo che l’educazione al rispetto sia parte centrale della prevenzione. Le parlamentari M5S della Commissione d’inchiesta sul femminicidio hanno condannato l’idea che la violenza derivi da una tara biologica: “Non sono retaggi genetici, ma stereotipi e mancanze dello Stato”.

Le frasi di Nordio e Roccella hanno dunque scatenato una forte polarizzazione, riportando al centro del dibattito il tema cruciale di quali strumenti – culturali, educativi o repressivi – siano davvero efficaci per prevenire la violenza contro le donne.