L’Italia è ancora una volta lì dove conta davvero. A Bologna, davanti a un pubblico ormai abituato a vivere notti di tennis cariche di emozioni, gli azzurri superano anche il Belgio e conquistano la terza finale consecutiva di Coppa Davis. Un traguardo che certifica non solo la forza tecnica della squadra di Volandri, ma soprattutto una mentalità ormai scolpita, fatta di resilienza, sangue freddo e capacità di esaltarsi nei momenti decisivi.
Il 2-0 rifilato ai belgi racconta due partite molto diverse, ma unite dallo stesso filo conduttore: il controllo della tensione. Matteo Berrettini apre la strada con autorità, Flavio Cobolli la percorre fino in fondo con una prestazione epica, al termine di uno dei match più intensi visti in questa edizione della Davis.
Berrettini parte come un leader, con lo sguardo di chi sa di dover dare sicurezza e ritmo a tutta la squadra. Contro Collignon impone subito il suo tennis, fatto di servizio potente e diritto penetrante. Strappa il break nei primi game, gestisce i turni di battuta con solidità e chiude il primo set 6-3 senza concedere spiragli. Il secondo parziale è più combattuto, con il belga che prova a rientrare aggrappandosi alla difesa e al ritmo da fondo. Matteo subisce un break, rischia, ma nel momento chiave si ritrova, riprende il controllo e piazza lo strappo decisivo. Il 6-4 finale è il sigillo su una prova matura, concreta, da giocatore che sente di appartenere a questo palcoscenico.
Poi arriva il momento di Flavio Cobolli, e qui la partita diventa un romanzo. Contro Bergs va in scena un match che sembra voler testare nervi e cuore fino all’ultima goccia. Il primo set è dominato dall’azzurro, che mostra variazioni, aggressività e lucidità, nonostante sprechi qualche set point prima di chiudere 6-3. Ma il secondo parziale racconta un’altra storia: equilibrio totale, nessuna palla break, tensione che sale. Al tie-break Bergs colpisce nei momenti cruciali e rimanda tutto al terzo.
Il set decisivo è una battaglia feroce. Cobolli annulla palle break, spreca match point, lotta su ogni scambio come se fosse l’ultimo. Il tie-break finale entra nelle pagine più drammatiche della Davis: scambi interminabili, match point alternati, il pubblico in apnea. Sul 15-15 è Flavio a trovare la forza per l’allungo definitivo, chiudendo 7-6 e regalando all’Italia il punto che vale la finale. Una vittoria costruita con sofferenza, resistenza mentale e coraggio puro.
Nel silenzio carico che precede l’esplosione finale si percepisce tutta la trasformazione di questa Nazionale. Non è più una sorpresa, non è più una favola. È una squadra che sa vincere, che conosce il peso della maglia e che ha imparato a convivere con la pressione senza farsi divorare.
Ora l’Italia attende di conoscere l’avversaria per la finale, che uscirà dalla sfida tra Spagna e Germania. Qualunque sarà la rivale, una cosa è certa: gli azzurri arrivano all’ultimo atto con la consapevolezza di chi ha costruito un percorso, non di chi vive un episodio isolato.
Berrettini che torna protagonista, Cobolli che si consacra davanti al grande pubblico, Volandri che orchestra con calma e visione: il quadro è completo, coerente, credibile. La Coppa Davis sta diventando una casa familiare per questa generazione, un luogo dove l’Italia del tennis trova la sua massima espressione.
A Bologna si è vista una squadra che non si piega, che accetta la fatica e la trasforma in energia. Una squadra che non gioca solo per vincere, ma per affermare una identità. E ora, a un passo dal titolo, resta solo un’ultima notte per trasformare questa continuità straordinaria in storia definitiva.

