Nola, la mamma di Noemi: “Mio figlio deve pagare”

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Un dramma familiare ha sconvolto la comunità di Nola. Noemi, una giovane donna di 23 anni, è stata uccisa dal fratello Vincenzo, 25 anni, che l’ha accoltellata oltre venti volte con un grosso coltello da cucina. Dopo l’atto, il giovane ha preso il cellulare e ha chiamato la madre, Maria Rosaria Tommasino, annunciandole con lucidità l’orribile gesto: «L’ho fatto, ho ucciso Noemi».

Il dolore della madre è straziante. Maria Rosaria, rimasta sola dopo la morte del marito, racconta tra i singhiozzi l’incredulità di fronte a una tragedia che ha distrutto la sua famiglia. «Gli ho detto di non scherzare, ma lui ha girato la videocamera e me l’ha mostrata. Noemi era molto amata, dolce e tenera. Non avrei mai immaginato che potesse accadere una cosa simile», racconta. La donna ricorda anche i frequenti litigi tra i due fratelli, ma sottolinea che «Vincenzo era molto intelligente, non era così grave come dicono».

L’allarme è stato dato proprio dalla madre ai carabinieri della compagnia di Nola. Quando gli uomini guidati dal capitano Edgard Pica sono entrati nell’appartamento al quinto piano del palazzo Cassese, hanno trovato Vincenzo vicino al corpo senza vita della sorella. Nei prossimi giorni sarà effettuata l’autopsia, come richiesto dal medico legale intervenuto sul posto insieme al sostituto procuratore Antonella Vitaliano, coordinatore delle indagini.

Noemi, dieci giorni fa, si era recata presso un centro di igiene mentale del vesuviano, ma aveva rifiutato qualsiasi presa in carico. Non ci sono stati quindi accessi o trattamenti che potessero prevenire la tragedia.

La comunità locale e le realtà associative sono rimaste profondamente scosse. I giovani dell’Azione Cattolica «Paolino Iorio» hanno organizzato una veglia di preghiera nella chiesa di Maria Santissima della Stella, ricordando la giovane e riflettendo sulla brevità della vita e sull’importanza dei legami familiari. Anche il sindaco di Nola, Andrea Ruggiero, ha commentato l’accaduto sottolineando come episodi di violenza possano essere il risultato di pressioni sociali, solitudini e difficoltà emotive che non trovano ascolto. «Dinanzi a un dramma così profondo – ha dichiarato – dobbiamo fermarci e riflettere sull’importanza di uno sguardo attento verso chi ci sta accanto, cogliere i segnali e donare gesti di vicinanza, anche piccoli, ma autentici».

Un caso che lascia una comunità intera nel lutto, segnando per sempre la vita di una madre e il ricordo tragico di una giovane vita spezzata.