Clan D’Alessandro: il “monitor dei cantieri” controllava impalcature e riscossioni a Castellammare

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Per cinquant’anni il clan D’Alessandro ha esercitato un controllo capillare e quasi militare su Castellammare di Stabia, infiltrandosi in ogni ambito economico e trasformando i cantieri edili in una delle principali fonti di estorsione. Una rete fitta di segnalatori, fedelissimi e intermediari garantiva al gruppo criminale occhi e orecchie su ogni attività in città. In questa struttura, secondo la DDA di Napoli, un ruolo centrale lo ricopriva Antonio Salvato, definito dagli investigatori il “monitor dei cantieri”, l’uomo incaricato di individuare l’apertura delle nuove impalcature, avviare i primi contatti con gli imprenditori e raccogliere il pizzo.

Secondo l’ordinanza cautelare firmata dal gip Maria Luisa Miranda, Salvato non era un semplice osservatore, ma una figura operativa che curava la gestione economica del clan. Le indagini lo descrivono come colui che segnalava in tempo reale ogni cantiere in allestimento, avviava la richiesta estorsiva, riscuoteva le somme e custodiva il denaro del gruppo criminale. Nella sua disponibilità, il 16 ottobre 2024, sono stati sequestrati 155.610 euro in contanti e una pistola calibro 7.65, oltre a registri e appunti utilizzati per la distribuzione degli stipendi agli affiliati, compresi i detenuti.

La prima estorsione contestata riguarda un imprenditore di Vico Equense, titolare di una piccola impresa edile, costretto – secondo l’accusa – a versare 1.500 euro sfruttando la forza intimidatoria che deriva dalla storica appartenenza degli estorsori al clan. Il pagamento sarebbe stato effettuato tramite bonifico su un conto riconducibile a Catello Iaccarino presso una filiale BPER di Castellammare. È Iaccarino, secondo gli atti, ad aver prelevato il denaro il 13 agosto 2024, consegnandolo successivamente a Salvato.

Un altro episodio di estorsione riguarda una ditta impegnata in lavori in via Roma, a Castellammare. Il meccanismo, ricostruisce la DDA, non cambia: prima la richiesta, poi la pressione implicita legata al nome dei D’Alessandro. In questo caso a riscuotere sarebbe stato Massimo Mirano, mentre Salvato e Michele Abbruzzese avrebbero avuto un ruolo di istigazione. La somma iniziale di 3.000 euro sarebbe stata poi aumentata a 4.000, versati a un altro complice non identificato.

L’ultimo episodio contestato, in forma tentata, riguarda il titolare di una ditta individuale che, secondo l’accusa, Salvato e Giuseppe Oscurato avrebbero cercato di costringere a pagare 5.000 euro. L’incontro si sarebbe svolto il 28 settembre 2024 al “Bar City” di Castellammare. L’imprenditore avrebbe provato a sottrarsi indicando un suo debitore come possibile fonte dei soldi e avrebbe offerto inizialmente 2.500 euro, impegnandosi poi a pagare l’intera cifra in due rate nei mesi di dicembre 2024 e gennaio 2025. I pagamenti, però, non sarebbero mai avvenuti per cause non legate agli indagati.

In tutti gli episodi la DDA contesta l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare la storica organizzazione camorristica dei D’Alessandro, da decenni radicata nel territorio stabiese. Per gli inquirenti, la struttura criminale era così organizzata da trasformare ogni nuova impalcatura in un potenziale profitto illegale. E Salvato, con il suo ruolo di sentinella dei cantieri, rappresentava uno degli ingranaggi più affidabili e redditizi di questo sistema estorsivo.