Dall’eredità della Convenzione ONU alla crisi umanitaria mondiale, dal diritto al gioco alle nuove fragilità educative e digitali: un’analisi completa sulle condizioni dell’infanzia e sull’urgenza di politiche strutturali per proteggerla davvero.
Il 20 novembre non è una semplice ricorrenza: è il riferimento globale per misurare quanto il mondo rispetta i diritti dei bambini e degli adolescenti. La Giornata Internazionale dell’Infanzia nasce dalla doppia celebrazione della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo del 1959 e della Convenzione ONU del 1989, due atti che hanno cambiato il modo di concepire i minori, riconoscendoli come persone titolari di diritti propri. A distanza di decenni, tuttavia, la distanza tra principi e realtà quotidiana resta enorme.
Il testo che segue approfondisce, in forma discorsiva e senza elenchi, tutti i temi che avevi individuato: il diritto al gioco come elemento essenziale dello sviluppo, la condizione drammatica dell’infanzia nelle aree di crisi, la violenza contro bambine e adolescenti, l’allarme dei pediatri sull’esposizione digitale precoce e il quadro della povertà educativa e materiale in Italia, con un focus sulle politiche più recenti e sui progetti attivi.
20 novembre: origini e significato della Giornata del
Il 20 novembre rappresenta un pilastro normativo e simbolico. Nel 1959 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo, che per la prima volta codificò in modo organico i bisogni fondamentali del bambino, invitando tutti gli Stati a proteggerli e promuoverli.
Trent’anni dopo, nel 1989, la stessa data venne scelta per adottare la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, oggi il trattato sui diritti umani più ratificato al mondo. La giornata ha perciò una doppia funzione: ricordare i progressi ottenuti e verificare, anno dopo anno, quanto i diritti siano effettivamente garantiti. Non è una commemorazione statica, ma uno spazio politico e culturale di responsabilità collettiva, in cui scuole, enti locali, associazioni e istituzioni sono chiamati a confrontarsi con ciò che ancora manca per tutelare davvero bambini e adolescenti.
Unicef: riparte dal gioco
L’UNICEF Italia ha scelto di dedicare il focus 2025 al diritto al gioco, un tema che spesso viene percepito come accessorio ma che rappresenta, al contrario, una componente essenziale del benessere e dello sviluppo del bambino. Non si tratta di un’attività ricreativa marginale, ma di un vero e proprio diritto riconosciuto dalla Convenzione ONU all’articolo 31, che considera il gioco fondamentale per l’equilibrio emotivo, la crescita cognitiva, la creatività e la capacità di socializzare.
I dati raccolti dall’UNICEF mostrano una realtà preoccupante: una parte significativa dei bambini tra i due e i quattro anni non gioca abbastanza con adulti di riferimento, molti non dispongono di giocattoli adeguati, e una quota ancora più ampia cresce con stimoli limitati, interazioni ridotte e tempi di gioco insufficienti.
La pressione economica sulle famiglie, la mancanza di spazi e la diffusione precoce degli schermi digitali contribuiscono a impoverire l’esperienza ludica, con conseguenze misurabili sul linguaggio, sulla motricità, sulla capacità di regolazione emotiva e, sul lungo periodo, anche sul rendimento scolastico. L’UNICEF insiste sul fatto che restituire ai bambini tempo e spazi per giocare significa investire nel loro futuro psicologico e relazionale. Per questo promuove campagne pubbliche, attività educative, interventi nelle zone di emergenza e iniziative simboliche come l’illuminazione in blu di monumenti e palazzi istituzionali, per ricordare che il gioco è una necessità primaria, non un privilegio.

