Camorra nel Nolano: tangenti sui permessi di soggiorno

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Non solo voti di scambio, tangenti elettorali e appalti pilotati. L’ultima inchiesta della Dda di Napoli, coordinata dai pm Henry John Woodcock e Vincenzo Toscano sotto la supervisione del procuratore aggiunto Sergio Ferrigno e del procuratore Nicola Gratteri, mette sotto la lente anche un Caf dell’hinterland napoletano, dove sarebbero stati prodotti finti permessi di soggiorno.

Secondo le carte investigative, alcuni esponenti del clan Russo avrebbero richiesto 40mila euro come tangente per avallare le attività del centro di assistenza fiscale, ottenendo rifiuto da parte dei gestori. La presunta vittima della richiesta estorsiva, infatti, si sarebbe dichiarata vicina a un clan rivale, il cartello degli Anastasio-Mazzarella, complicando ulteriormente la dinamica criminale.

Il blitz e le accuse
Il recente blitz ha portato all’arresto di 44 persone (34 in carcere e 10 ai domiciliari), con accuse di associazione camorristica, voto di scambio e racket. Tra gli indagati spiccano Gennaro Nappi, Antonio Ambrosino e Domenico Silvano, ritenuti legati al clan Russo e responsabili di reiterate minacce per ottenere la somma estorsiva dai gestori del Caf.

Il gip Isabella Iaselli scrive negli atti che la richiesta di 40mila euro rappresentava «una tangente pretesa per l’attività illecita sino ad allora condotta». L’inchiesta apre inoltre interrogativi sulle decine di pratiche di soggiorno trattate dal centro fiscale e sul possibile coinvolgimento di immigrati che avrebbero versato denaro per ottenere documenti irregolari.

Voti, appalti e lottizzazioni abusive
Il filone investigativo non si limita al Caf. Le indagini riguardano anche Cicciano, dove è indagato il sindaco, e Casamarciano, con l’indagine su un esponente dell’opposizione, per presunti scambi di denaro e voti. Un’intercettazione fa riferimento a un versamento di 18.500 euro al clan tramite intermediari.

Parallelamente, sono in corso verifiche su procedure amministrative tra uno studio privato e l’ufficio tecnico di Nola, dove sarebbe stata bloccata una variante per una lottizzazione abusiva a Piazzolla di Nola. Tra i professionisti coinvolti figura Michele Russo, ingegnere 44enne, figlio e nipote di membri del clan Russo, accusato di tutelare interessi familiari nelle pratiche edilizie.

Un quadro inquietante
L’inchiesta conferma come la camorra nel Nolano non si limiti a estorsioni e traffico di voti, ma si intrecci con attività professionali e burocratiche, dal business dei permessi di soggiorno falsi alle pratiche edilizie irregolari. I prossimi sviluppi delle indagini saranno determinanti per fare luce sul ruolo dei professionisti coinvolti e sulla reale entità del racket.