Una sfida tra due club di grande tradizione, una partita che un tempo avrebbe acceso lo Zaccheria come poche altre, si è giocata invece in un silenzio irreale. Foggia-Cavese, posticipo del Girone C finito 0-0, è stata seguita da appena 540 spettatori. Un dato che somiglia molto a un record negativo e che racconta, più di qualsiasi risultato, il momento complicato vissuto dal club rossonero e dal suo ambiente.
Basta guardare alla scorsa stagione per comprendere l’entità del crollo: nonostante un campionato tribolato, chiuso con la salvezza ai playout, la media spettatori si aggirava intorno alle cinquemila presenze. Numeri lontanissimi da quelli di ieri sera, numeri che spiegano una frattura ormai profonda tra la città e la proprietà. Sugli spalti, il mormorio era sempre lo stesso: “La gente si è stancata, non si riconosce più in questa gestione”.
A rendere il colpo d’occhio ancora più desolante, l’assenza totale della tifoseria ospite. Il prefetto di Foggia aveva infatti disposto il divieto di vendita dei tagliandi ai residenti in provincia di Salerno, impedendo ai sostenitori della Cavese di raggiungere lo Zaccheria. Una decisione che, unita al disamore della piazza rossonera, ha trasformato il match in uno scenario surreale: una partita carica di storia che si è giocata in uno stadio quasi vuoto.
Resta così un senso di malinconia. Due squadre dal passato importante, capaci di richiamare migliaia di spettatori nelle rispettive epoche d’oro, si sono ritrovate davanti a una cornice d’altri tempi, ma in senso opposto. Un silenzio che pesa e che racconta più di qualsiasi risultato: a Foggia è in corso una frattura profonda, e il calcio, senza il suo pubblico, perde inevitabilmente la sua anima.

