Napoli, furia De Laurentiis contro le Nazionali per i troppi infortuni

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Napoli, altra sosta e altri infortuni: la rabbia di De Laurentiis esplode

La sosta per le Nazionali torna a far male al Napoli. Come accaduto spesso negli ultimi mesi, gli azzurri rientrano dagli impegni internazionali con più problemi che benefici, e dopo i guai di ottobre ora è di nuovo allarme. Se nelle prime pause si era fermato Rrahmani, questa volta a pagare dazio è André-Frank Zambo Anguissa, uomo chiave del centrocampo di Antonio Conte e uno dei giocatori più utilizzati dall’allenatore.

Il camerunese ha riportato un infortunio muscolare durante gli allenamenti con la sua Nazionale, un problema serio che lo terrà fuori a lungo. Una notizia che ha mandato su tutte le furie Aurelio De Laurentiis, già da tempo voce critica del calendario internazionale.

«Prima o poi me li ritrovo tutti rotti», ha tuonato il presidente del Napoli. «Rrahmani è tornato dalla nazionale ko, Anguissa pure. Non si può andare avanti così. Io pago i giocatori, che sono miei dipendenti, poi vanno in nazionale e tornano rotti. I club dovrebbero avere più voce in capitolo: ridurre squadre, ridurre partite e concentrare tutti gli impegni internazionali in un unico periodo».

Una posizione, quella di De Laurentiis, che non arriva nuova: da anni il patron spinge per un indennizzo obbligatorio ai club per gli infortuni occorsi in nazionale e per l’introduzione di una finestra speciale di mercato dedicata proprio a chi perde elementi fondamentali durante le pause FIFA.

Ma il presidente va oltre, puntando il dito contro l’intero sistema del calcio mondiale: «Figc, Uefa e Fifa sono sistemi immobili, in cui nessuno vuole lasciare la poltrona. Vogliono controllare tutto e ai club resta poco».

Parole durissime che arrivano nel momento più complicato della stagione del Napoli, con Conte costretto a reinventare il centrocampo senza due pedine fondamentali come Anguissa e De Bruyne, entrambi fuori per lungo tempo.

Un problema sportivo, ma anche politico: De Laurentiis torna a farsi sentire, convinto che il calcio dei club sia sempre più sacrificato sull’altare del calendario internazionale. E dopo l’ennesima sosta “fatale”, difficilmente resterà l’unico a pensarlo.