In piena campagna elettorale per le Regionali in Campania, il centrodestra si mostra compatto nel sostegno al candidato governatore Edmondo Cirielli, ma al tempo stesso attraversato da sfumature e contrasti interni. Protagonisti di questo intreccio politico e simbolico sono proprio due figure di spicco e d’alto grado militare: Cirielli, generale dei Carabinieri e vicesegretario di Fratelli d’Italia, e Roberto Vannacci, generale ed europarlamentare della Lega.
Vannacci: “Cirielli è il capo, io sono qui per sostenerlo”
Durante un incontro pubblico a Napoli, organizzato a sostegno del candidato del centrodestra, Vannacci ha chiarito la propria posizione. “Cirielli è il capo, tra virgolette, è il candidato governatore della Regione Campania e avrà mille appuntamenti, quindi è sicuro che Cirielli ha il suo diario e non glielo tengo io”, ha dichiarato ironicamente, sottolineando la piena sintonia con la coalizione.
“Io sono qui per sostenere la Lega e tutto il centrodestra – ha aggiunto Vannacci –. Le sfide difficili ci piacciono, e partecipiamo alle campagne elettorali con l’obiettivo di migliorare i risultati, non certo di andare peggio”.
Il generale leghista attacca Fico e De Luca: “Campo santo della sinistra”
Nel corso dell’evento, il vicesegretario della Lega ha anche rivolto critiche ai principali esponenti del centrosinistra, Roberto Fico e Vincenzo De Luca, definendo la loro alleanza “una rappresentazione del ‘campo santo’ della sinistra, un’alleanza opportunista tra persone che non hanno nulla in comune”.
Non sono mancate poi le stoccate a Fico, accusato da Vannacci di essersi vantato “di aver eliminato la povertà”: “Probabilmente ha eliminato la sua, ma non quella degli altri”, ha commentato.
Cirielli prende le distanze dalle parole di Vannacci sul fascismo
Ma la scena politica campana si è accesa anche per un altro motivo. Le recenti dichiarazioni di Vannacci, che aveva espresso giudizi controversi sul fascismo e sulle leggi razziali del 1938, hanno suscitato un’ondata di reazioni, anche all’interno della stessa area politica.
A smorzare le polemiche è intervenuto proprio Edmondo Cirielli, che ha voluto prendere le distanze dalle affermazioni del collega. “Non condivido tutto di chiunque – neanche di Giorgia Meloni –. Il fatto che le leggi razziali siano state approvate dal Parlamento e promulgate dal re non significa che non siano state leggi vergognose”, ha dichiarato il candidato alla presidenza della Regione Campania.
Due generali, un’unica coalizione e una memoria che divide
Fa un certo effetto vedere due alti ufficiali italiani, legati da un comune spirito di servizio e arruolati nella stessa coalizione, dividersi su una pagina dolorosa della storia nazionale. Il fascismo, ricordato da Cirielli come una “spietata dittatura” e da altri ancora oggetto di interpretazioni controverse, torna così al centro del dibattito politico in un contesto in cui la polarizzazione tende a soffocare la riflessione e il buon senso.
La sfida elettorale campana si gioca dunque non solo sui programmi, ma anche sul profilo etico e storico dei candidati, chiamati a misurarsi con la memoria e con il peso simbolico delle loro parole.

