C’è una frase, più di ogni altra, che fotografa lo stato d’animo di Antonio Conte e l’attuale crisi del Napoli: «Non voglio accompagnare un morto». Un’espressione durissima, che lascia trasparire tutta la frustrazione di un allenatore abituato a vivere di fuoco, energia e identità, ma che oggi si ritrova alla guida di una squadra spenta, svuotata e irriconoscibile.
Conte è sempre stato un uomo “totale”: nelle sue squadre non c’è spazio per la superficialità, per chi si accontenta o non segue la sua idea di calcio militare e totalizzante. Eppure, il Napoli visto nelle ultime settimane sembra distante anni luce da quella visione. Niente intensità, niente rabbia, niente anima. Il tecnico lo sa e lo soffre come una ferita personale, tanto da arrivare a uno sfogo che ha inevitabilmente il sapore di una rottura.
Non si tratta di un semplice post-partita infuocato: siamo davanti a una vera e propria crisi d’identità tra l’allenatore e la squadra, e probabilmente anche tra Conte e la società. L’ex ct della Nazionale, che non ha mai amato i compromessi, sembra chiedere al club una presa di posizione chiara, quasi un ultimatum. In questi giorni di sosta, infatti, è previsto un confronto diretto con De Laurentiis e la dirigenza: servirà a chiarire obiettivi, strategie e — soprattutto — la disponibilità del gruppo a seguirlo davvero.
Perché Conte non è tipo da mezze misure: o lo si segue con convinzione, oppure il rapporto implode. E in questo momento il rischio di un corto circuito è concreto. Il Napoli ha perso De Bruyne, si prepara a fare a meno di Anguissa per la Coppa d’Africa e ha evidenti limiti di personalità. Non è più la squadra scintillante dello scudetto, ma un gruppo impaurito, incapace di reagire alle difficoltà.
A gennaio, inevitabilmente, serviranno interventi sul mercato. Si parla di un centrocampista come Mainoo, ma la vera urgenza è restituire al Napoli un’anima, una direzione, un senso. Conte ha bisogno di uomini prima ancora che di calciatori. E la società dovrà decidere se seguirlo in questa rivoluzione o tirare il freno.
Una cosa è certa: la frase di Conte non è casuale, è un segnale. Forse l’ultimo. Se il Napoli non reagirà subito, la stagione rischia di scivolare via tra rimpianti e tensioni. Perché Conte non accompagna i “morti”, ma vuole solo chi ha ancora fame di vita — e di vittorie.

