di Giorgia Valentini
La scena politica salernitana, soprattutto nelle fila del Partito Democratico, in queste ore offre un quadro fatto di ambizione, tattica e diciamolo anche di una certa confusione. La designazione di Federica Fortino come capolista del Pd nella provincia di Salerno per le prossime elezioni regionali, affiancata ai nomi di Picarone e di altri esponenti locali, manda un messaggio chiaro: “qui si punta forte”. Ma dove, esattamente?
È proprio il versante nocerino del Pd, quello dell’Agro sarnese, a mostrare il volto più incerto e trascurato di un partito che sembra guardare altrove, mentre alcuni esponenti locali sognavano “un’accoppiata” Fortino-Conte proprio a Nocera, la direzione del partito ha scelto di concentrare energie e risorse umane e simboliche verso Salerno, lasciando scoperta un’area che in passato aveva un peso decisivo.
Con la presentazione ufficiale della lista per le regionali, il Pd ha voluto lanciare un segnale forte «mettere al centro giovani, donne, territorio è un grande onore e una grande responsabilità», ha dichiarato Fortino, rivendicando l’attenzione dei vertici verso il rinnovamento. Nella lista figurano anche nomi di esperienza come Picarone, Falcone, Matera e Fogliame, a conferma di una strategia che punta a coniugare rinnovamento e continuità.
Questa operazione, tuttavia, si presta a una doppia lettura, da un lato rappresenta una mossa strategica per rafforzare la presenza del Pd nel Salernitano e consolidare il dominio regionale, dall’altro, è anche l’ammissione implicita che alcune realtà locali come Nocera, non vengono più considerate centrali o sufficientemente forti da giocare un ruolo di primo piano.
Il Pd nocerino, infatti, appare oggi meno brillante. Non è scomparso, certo, ma alterna momenti di vivacità a fasi di stallo, senza più la forza trainante che ebbe in passato. Il rischio è evidente: una base elettorale che si sente trascurata può reagire con disaffezione o spostarsi verso altri schieramenti, e in territori dove la mobilitazione fa la differenza, la percezione del “non contiamo più” può tradursi in astensionismo, lasciando spazio a un centrodestra ben più attivo nei territori dimenticati.
Se la candidatura di Fortino sarà gestita con intelligenza, potrà rappresentare un ponte verso l’Agro e un’occasione di rilancio per un’area finora marginalizzata. Ma il Pd, sotto l’egida di Salerno, deve imparare a valorizzare anche i territori minori, che restano fondamentali per peso demografico e identità politica, ignorarli o relegarli a ruoli di comparsa potrebbe rivelarsi un errore strategico costoso.

