L’arbitro Mariani, nemo profeta in patria: fermato da Rocchi, premiato dalla Uefa

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C’è chi dice che “nessuno è profeta in patria”, e Maurizio Mariani sembra incarnare alla perfezione questo antico adagio. Fermato in Italia, premiato in Europa: un paradosso degno della miglior commedia calcistica.

Il fischietto laziale, finito nella bufera per il rigore assegnato al Napoli contro l’Inter dopo un contatto tra Mkhitaryan e Di Lorenzo, è stato “messo in pausa” dal designatore Gianluca Rocchi, che non ha gradito quella svista — o meglio, quell’interferenza del suo assistente Daniele Bindoni, ritenuto il principale artefice dell’errore. Eppure, mentre in patria gli tolgono la scena, in Europa lo incoronano protagonista.

Già, perché la UEFA non solo non ha punito l’arbitro Mariani, ma lo ha addirittura promosso, affidandogli la direzione di PSG–Bayern Monaco, il big match della quarta giornata di Champions League. Un incarico di prestigio, di quelli che pochi arbitri ricevono, e che suona come una carezza europea dopo il ceffone italiano.

Nel frattempo, Mariani ha ritrovato il campo nel weekend, ma non certo in un palcoscenico da prima serata: Virtus Entella–Empoli in Serie B, quasi un “esilio dorato” dopo le polemiche. Lontano dalle luci dei riflettori, ma sempre con il fischietto tra le labbra.

In questa stagione il direttore di gara romano può vantare sei partite dirette tra Serie A, Serie B e Champions League (comprese le qualificazioni). La sua ultima apparizione europea risale al 17 settembre, quando arbitrò Liverpool–Atletico Madrid finita 3-2 per i Reds. Poi la parentesi internazionale in Cile, dove la FIFA lo aveva scelto per il Mondiale Under 20: quattro partite arbitrate, compresa la finale vinta dal Marocco sull’Argentina per 3-0 lo scorso 20 ottobre.

Insomma, mentre in Italia si discute se “sospenderlo o meno”, in Europa l’arbitro Mariani vola alto.
E così, da “arbitro sotto inchiesta” a “arbitro di lusso”, il passo è breve — basta cambiare continente.
Forse, più che “nemo profeta in patria”, nel suo caso il motto andrebbe aggiornato: nessuno arbitro in patria, ma re in Europa.