Il questore di Ascoli Piceno interviene dopo minacce online al presidente dell’Ascoli. Un episodio che accende i riflettori sui rischi del linguaggio d’odio nel calcio
Il tifo è il cuore pulsante del calcio, ma quando la passione si trasforma in violenza, anche solo verbale, diventa una minaccia per tutti. È quanto accaduto nelle ultime ore nelle Marche, dove il questore di Ascoli Piceno, Aldo Fusco, ha disposto un Daspo di un anno per due tifosi della Sambenedettese, responsabili di aver pubblicato sui social messaggi minacciosi e violenti nei confronti dell’Ascoli Calcio e del suo presidente Bernardino Passeri.
Le frasi, tra cui “Io mercoledì voglio il morto” e “vieni in tribuna centrale che io prendo Passeri per il collo”, sono state diffuse su Facebook e rapidamente condivise, provocando indignazione e numerose segnalazioni. La polizia, intervenuta in tempi strettissimi, ha individuato e convocato i responsabili, che hanno ammesso di aver scritto quei messaggi. Oltre al Daspo, i due sono stati segnalati alla Procura di Ascoli per accertare eventuali profili penali legati a minaccia e istigazione a delinquere.
Si tratta di un “Daspo fuori contesto”, una misura che può essere applicata anche per comportamenti violenti o intimidatori avvenuti fuori dagli stadi ma collegati al mondo sportivo. Oltre al divieto di accesso agli impianti, il provvedimento può prevedere l’obbligo di firma nei giorni delle partite, un segnale chiaro di come le autorità non tollerino più alcuna forma di violenza, neppure quella digitale.
L’episodio deve far riflettere tutti i tifosi, indipendentemente dai colori. L’uso irresponsabile dei social può trasformare un momento di sfogo in un reato, con conseguenze gravi non solo dal punto di vista sportivo ma anche giudiziario. Le piattaforme online sono ormai un’estensione della vita reale: ciò che si scrive, nel contesto del tifo, ha un peso, può essere interpretato come una minaccia concreta e portare a provvedimenti severi.
Dopo il derby di campionato vinto dall’Ascoli per 1-0, le due squadre si ritrovano oggi al “Riviera delle Palme” per la Coppa Italia di Serie C, ma ancora una volta senza tifoseria ospite. È l’ennesima misura preventiva, un segnale di allarme che invita il calcio a ritrovare equilibrio, rispetto e consapevolezza.
Perché la passione deve unire, non dividere. E perché dietro ogni tastiera c’è una responsabilità reale, che nessuna fede calcistica può giustificare.

