L’Agro nocerino-sarnese, con i suoi oltre 300 mila abitanti distribuiti su appena 150 chilometri quadrati tra Nocera Inferiore, Pagani, Sarno, Scafati e Angri, rischia di restare fermo in stazione mentre il resto del Paese corre. L’alta velocità ferroviaria, simbolo dello sviluppo e dell’efficienza, attraversa la zona senza fermarsi: chi vuole salire su un treno veloce deve raggiungere Salerno o Napoli Afragola, impiegando fino a 50 minuti tra auto e collegamenti locali.
Secondo un’analisi del Centro Studi Trasporti Sud, questa mancata connessione diretta genera un costo sociale stimato in circa 50 milioni di euro l’anno, tra tempo perso, congestione stradale e opportunità economiche mancate in logistica e turismo. Ogni stazione AV ben integrata, sottolineano gli studi, può incrementare il PIL territoriale del 2-3% nel medio periodo, mentre le aree non servite restano penalizzate.
Il territorio, sebbene fortemente produttivo, soffre di infrastrutture insufficienti. Unioncamere Campania segnala che il 65% delle imprese locali affronta costi di trasporto superiori alla media regionale. Anche il turismo è limitato: meno di 120 mila presenze annue, nonostante la posizione strategica tra Napoli, Pompei, Costiera Amalfitana e Paestum. La mancanza di un’infrastruttura moderna contribuisce inoltre all’emigrazione giovanile: oltre 2.000 residenti under 35 lasciano ogni anno l’Agro per studio o lavoro.
Una stazione AV, integrata con un polo intermodale e un distretto logistico, potrebbe creare fino a 1.500 posti di lavoro diretti e indiretti, tra costruzioni, servizi e trasporti. Ma finché il progetto resta sulla carta, anche le opportunità rimangono teoriche. Come osserva un docente dell’Università di Salerno, «non è solo una questione di treni: è una questione di equità territoriale».
L’alta velocità porta sviluppo, ma non senza impatti. Il Piano Ambientale Comunale segnala già criticità per rumore e vibrazioni, e il tracciato attraversa aree agricole pregiate come quelle del Pomodoro San Marzano DOP. Gli esperti propongono un modello sostenibile: barriere acustiche, riqualificazione paesaggistica e compensazioni agricole, per evitare che l’opera diventi più una ferita che un volano.
Le proposte esistono: una fermata AV accessibile a tutto l’Agro, navette elettriche e collegamenti regionali tra i centri minori, una cabina di regia unica tra Regione, RFI e Comuni. Ma come spesso accade nel Sud, ciò che manca non sono le idee, bensì la volontà politica di coordinarle.
Oggi i binari ci sono, ma le porte restano chiuse. Se la Campania vuole davvero essere motore del Mezzogiorno, non può permettersi di lasciare indietro uno dei suoi territori più vitali. «Un treno che passa senza fermarsi non è progresso: è una metafora di disuguaglianza», conclude un funzionario regionale.

