È di nuovo alta tensione in Medio Oriente. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato alle Forze di difesa israeliane (Idf) di condurre “immediati e potenti raid” sulla Striscia di Gaza, accusando Hamas di aver violato gli accordi di cessate il fuoco in vigore da inizio ottobre.
La decisione, annunciata in una nota ufficiale dell’ufficio del premier, arriva dopo ore di consultazioni di sicurezza a Gerusalemme. Subito dopo l’ordine, l’aviazione israeliana ha colpito diversi obiettivi a Rafah, nel sud della Striscia, secondo quanto riportato dall’emittente legata ad Hamas, Al-Aqsa TV, e confermato da fonti locali all’Afp.
Raid su Rafah e nuove violenze
Secondo l’agenzia di protezione civile di Gaza, Israele avrebbe lanciato “almeno tre attacchi aerei” nel giro di pochi minuti. “L’occupazione sta ora bombardando Gaza con almeno tre attacchi, nonostante l’accordo di cessate il fuoco”, ha dichiarato Mahmud Bassal, portavoce dell’agenzia.
Fonti giornalistiche israeliane, tra cui Haaretz e Ynet, riportano che nelle stesse ore a Rafah i miliziani di Hamas hanno aperto il fuoco con cecchini e lanciato un missile anticarro, a cui i soldati israeliani hanno risposto con l’artiglieria.
Tel Aviv amplia il controllo militare
Secondo l’emittente pubblica Kan, Netanyahu avrebbe deciso di ampliare il territorio sotto controllo delle Idf nella Striscia di Gaza, superando la cosiddetta Linea Gialla, la zona stabilita come limite dopo l’accordo di cessate il fuoco. La mossa sarebbe stata coordinata con alti funzionari statunitensi, segnale di un possibile cambio di strategia israeliana nella gestione del conflitto.
Hamas rinvia la consegna di un corpo: “Israele ha violato la tregua”
In risposta ai raid, Hamas ha annunciato il rinvio della consegna del corpo di un ostaggio israeliano che era prevista per la serata. Le Brigate al-Qassam, braccio armato del movimento islamista, hanno accusato Israele di “violare la tregua” e di ostacolare la ricerca dei corpi. “Ogni escalation – si legge in un comunicato – impedirà il recupero e la consegna dei resti degli ostaggi”.
Le accuse dell’esercito israeliano: “Hamas inscena i ritrovamenti”
Poche ore prima, le Forze di difesa israeliane avevano diffuso un video di 15 minuti, girato da un drone, che – secondo l’esercito – mostrerebbe miliziani di Hamas “inscenare” a beneficio della Croce Rossa il ritrovamento del corpo di un ostaggio.
Il filmato riguarderebbe i resti di Ofir Tzarfati, già recuperati dalle Idf nel dicembre 2023. “Il video dimostra – affermano i militari – che Hamas non sta cercando i corpi, ma li tiene in ostaggio e manipola le operazioni di recupero per fini propagandistici”.
Hamas ha respinto le accuse, parlando di “falsi pretesti creati da Israele per giustificare nuove mosse aggressive nella Striscia”. In una nota diffusa dalla Bbc, il gruppo islamista ha invitato “i mediatori internazionali a garantire il rispetto delle operazioni umanitarie”.
La pressione delle famiglie degli ostaggi
Nel frattempo, il Forum delle famiglie degli ostaggi israeliani ha chiesto un incontro urgente con Netanyahu, chiedendo chiarezza sulle ultime violazioni e sulle nuove prove diffuse dalle Idf. “Hamas ha ingannato il processo di localizzazione degli ostaggi – si legge nella dichiarazione –. Pretendiamo che il primo ministro ci incontri subito per discutere le prossime mosse”.
Un equilibrio sempre più fragile
Il cessate il fuoco, raggiunto all’inizio di ottobre dopo mesi di trattative e scambi di prigionieri, sembra ora a rischio definitivo. Gli osservatori internazionali temono un nuovo ciclo di escalation militare che potrebbe far naufragare gli sforzi diplomatici portati avanti da Egitto, Qatar e Stati Uniti.
Nelle prossime ore, Netanyahu dovrebbe tenere un incontro con il gabinetto di sicurezza per valutare l’estensione delle operazioni nella Striscia. Hamas, dal canto suo, ha minacciato “una risposta proporzionata” in caso di ulteriori bombardamenti.
La tregua più fragile del Medio Oriente, ancora una volta, sembra sull’orlo del collasso.

