L’arrivo del tecnico toscano divide la piazza bianconera: tra romanticismo e pragmatismo, vince chi saprà riportare la Juve in alto
Come se non bastassero le incognite di campo e i nodi societari, alla Juventus torna d’attualità uno dei grandi classici del nostro calcio: il rapporto con i tifosi. In un mondo che sembra aver barattato la passione con il profitto, il popolo bianconero resta tra i pochi a difendere ancora il valore delle bandiere, della coerenza e della memoria.
E la memoria, si sa, nel calcio è un’arma a doppio taglio. Luciano Spalletti porta addosso, letteralmente, un simbolo indelebile: il tricolore tatuato sul braccio, ricordo dello scudetto conquistato con il Napoli, la città che gli ha conferito la cittadinanza onoraria e a cui aveva promesso amore eterno. Un amore che oggi, inevitabilmente, torna a far discutere, ora che il tecnico si appresta a sedersi sulla panchina di una storica rivale.
Per i tifosi più viscerali è difficile accettare un cambio di casacca così netto. I social, come spesso accade, amplificano il malcontento: commenti ironici, accuse, nostalgie e delusioni si intrecciano in un flusso continuo di giudizi e ricordi. Ma forse, dietro l’indignazione, si nasconde anche qualcosa di più puro: il bisogno di credere ancora in un calcio romantico, dove le parole contano e i gesti hanno un valore che va oltre la convenienza.
Eppure, il tempo delle bandiere è tramontato. C’è chi vola in Arabia a 25 anni per contratti faraonici, e chi, come Spalletti, sceglie la sfida professionale più stimolante, anche a costo di scontentare qualcuno. Nel calcio moderno, i sentimenti si logorano come i lucchetti sui ponti delle città: promesse eterne arrugginite, dimenticate dal tempo e dalle opportunità.
I tifosi della Juventus, d’altronde, hanno già vissuto situazioni simili. Prima Sarri, l’ex nemico trasformato in allenatore tricolore ma mai davvero amato; poi Thiago Motta, troppo legato all’Inter per essere accolto senza diffidenza; ora Spalletti, con il suo marcato passato partenopeo. Ma alla fine, una verità resta immutata: nel calcio contano i risultati.
E se Spalletti saprà riportare la Juventus ai vertici, cancellando anni di delusioni e incertezze, il tatuaggio del Napoli resterà solo un dettaglio di colore. Perché la memoria dei tifosi è lunga, ma anche pronta a perdonare chi riesce a farli sognare di nuovo.

