Il disegno di legge annuale sulla concorrenza, all’esame del Senato, si trasforma in un campo di scontro tra difesa dei consumatori e interessi delle compagnie telefoniche. Al centro del dibattito c’è l’emendamento 9.0.113, presentato dai senatori di Forza Italia Antonio Trevisi, Adriano Paroli e Dario Damiani, che prevede la possibilità per gli operatori di agganciare automaticamente le tariffe all’inflazione.
Secondo la proposta, i contratti stipulati con gli operatori di comunicazione elettronica potrebbero contenere una clausola che adegua annualmente i prezzi all’aumento dell’indice dei prezzi al consumo, eventualmente incrementato da un margine predeterminato, noto agli utenti al momento della sottoscrizione. L’aumento, fissato una volta l’anno, avrebbe effetto per i successivi dodici mesi, con un tetto massimo definito dall’Agcom e comunicato agli utenti con almeno due mesi di anticipo.
Il punto più controverso riguarda però il diritto di recesso. L’emendamento stabilisce che l’adeguamento automatico non costituirebbe una modifica contrattuale, e quindi l’utente non avrebbe diritto a lasciare il contratto senza penali. Una disposizione che rischia di azzerare la tutela introdotta nel 2023 dall’Agcom, secondo cui ogni variazione del prezzo, anche legata a clausole di indicizzazione, imponeva il diritto di recesso gratuito per i clienti.
“Se approvato, questo emendamento darebbe mano libera alle compagnie telefoniche per aumentare le tariffe ogni anno, anche in caso di inflazione alta, senza strumenti di difesa per gli utenti”, denunciano le associazioni dei consumatori.
Sul tavolo c’è anche un emendamento opposto, a firma dei senatori M5S Sabrina Licheri, Marco Bevilacqua e Fabrizio Naturale, che propone di vietare espressamente qualsiasi indicizzazione automatica delle tariffe e di bloccare ogni forma di rimodulazione unilaterale.
Non è l’unico fronte aperto: altri emendamenti presentati da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Italia Viva puntano a superare il divieto di utilizzo a fini commerciali dei dati sulla portabilità del numero, consentendo agli operatori di usarli per offerte mirate, purché l’utente dia il proprio consenso.
La commissione Industria del Senato, convocata a tappe forzate, dovrà esaminare gli emendamenti entro pochi giorni, per permettere l’approvazione del ddl e il passaggio alla Camera entro il 31 dicembre, in linea con gli obiettivi del PNRR.
La partita è aperta: da una parte la possibilità per gli operatori di adeguare le tariffe automaticamente, dall’altra la tutela dei consumatori, che rischiano di vedersi aumentare le bollette senza strumenti di difesa.

