Una vittoria storica per migliaia di anziani e persone con disabilità: la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28212 depositata il 24 ottobre 2025, ha chiarito finalmente un principio cruciale sull’indennità di accompagnamento. Fino ad oggi, una lettura rigida della legge negava l’assegno a chi, pur potendo compiere qualche passo, necessitava di supervisione continua per camminare in sicurezza.
La legge, infatti, stabilisce che l’indennità spetta a chi non può deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore. I tribunali e le commissioni mediche avevano spesso interpretato in modo restrittivo la norma, escludendo chi non necessitava di sostegno fisico diretto ma doveva essere sorvegliato per evitare cadute. La Cassazione ha ribaltato questa prassi, affermando che la supervisione continua equivale alla mancanza di autonomia nella deambulazione. La paura costante di cadere e il rischio elevato, certificati dai medici, costituiscono oggi motivo sufficiente per ottenere l’assegno.
Il caso che ha fatto da apripista riguarda un cittadino di Macerata, la cui domanda era stata rigettata dai giudici di merito nonostante il certificato medico attestasse un’andatura a piccoli passi e la necessità di supervisione continua. La Cassazione ha censurato questa interpretazione, sottolineando che la capacità di svolgere altre attività quotidiane non esclude il diritto all’indennità: ciò che conta è la non autonomia nella deambulazione.
Questa sentenza rappresenta un cambio di rotta immediato per l’INPS e per i tribunali: da oggi, chi ha bisogno di supervisione per camminare non potrà più vedersi negato il diritto all’indennità di accompagnamento. Una decisione che restituisce dignità a chi ogni giorno lotta per muoversi in sicurezza.

