Alla Juventus il clima è teso, quasi sospeso, dopo la notte amara dell’Olimpico. La sconfitta contro la Lazio — la terza consecutiva dopo il 2-0 subito a Como e l’1-0 del Bernabeu in Champions League — ha fatto scattare più di un campanello d’allarme. La posizione di Igor Tudor è sempre più in bilico, e la prossima gara contro l’Udinese, salvo clamorose sorprese, rappresenterà l’ultima occasione per il tecnico croato di conservare la panchina bianconera.
In principio, la dirigenza aveva immaginato un piano più ampio: quattro partite, da qui alla sosta per le nazionali, per valutare il lavoro del nuovo allenatore. In ordine: Udinese, Cremonese, Sporting Lisbona e infine il derby con il Torino. Ma la crisi di risultati e, soprattutto, la sensazione di una squadra smarrita, hanno accelerato i tempi di riflessione. In questo momento, alla Continassa si percepisce la volontà di prendere una decisione chiara e definitiva, anche per dare un segnale forte all’ambiente.
Una squadra senza equilibrio né identità
Tudor, sotto contratto fino al 2027, si gioca il futuro non solo sui risultati ma anche sul piano del gioco. Alla Juventus gli si imputa una evidente mancanza di equilibrio e una certa confusione tattica che sta disorientando il gruppo. In pochi mesi ha cambiato più volte sistema di gioco, passando dal 3-4-2-1 al 4-3-3 fino al 3-5-2, senza mai trovare stabilità. Il continuo spostamento dei giocatori da un ruolo all’altro — spesso fuori posizione — ha minato la sicurezza dei singoli e la coesione collettiva.
Il risultato è una Juventus che non ha ancora un’identità chiara: a tratti aggressiva, ma disordinata; capace di reggere il confronto per 60 minuti e poi sbriciolarsi nei momenti decisivi. Anche l’aspetto mentale sembra fragile: dopo ogni gol subito, la squadra fatica a reagire e tende a disunirsi. Segnali che preoccupano non poco la dirigenza, la quale teme che l’inerzia negativa possa diventare strutturale.
Il dubbio della società: cambiare subito o aspettare
Dentro la Juventus non tutti sono d’accordo su un cambio immediato. C’è chi, come il direttore tecnico Modesto, ritiene che sia ancora presto per un esonero e che Tudor meriti un’ultima possibilità, almeno fino alla gara con l’Udinese. Altri, invece, sostengono che serva una svolta immediata per non compromettere del tutto la stagione, soprattutto in chiave Champions.
A complicare il quadro c’è anche la questione economica: la Juventus ha ancora a libro paga Thiago Motta, il cui contratto con il club è valido fino al 2027. Esonerare Tudor significherebbe sobbarcarsi il costo di un terzo allenatore, un dettaglio non trascurabile per una società che ha già intrapreso un percorso di risanamento finanziario.
Il casting per la panchina: tra ritorni e suggestioni
Intanto, però, la dirigenza ha iniziato a guardarsi intorno. Il nome più affascinante è quello di Luciano Spalletti, un sogno difficilmente realizzabile a stagione in corso ma che resta nel taccuino. C’è anche chi, nei piani alti, continua a stimare Roberto Mancini, mentre Raffaele Palladino sarebbe una scelta più giovane e coraggiosa, gradita a Modesto che lo conosce dai tempi di Monza.
Sul fronte internazionale, si fanno strada alcune ipotesi suggestive: Edin Terzic, fresco di separazione dal Borussia Dortmund, Marco Rose del Lipsia, Xavi, libero dopo l’addio al Barcellona, e persino Gareth Southgate, che però resterà legato alla nazionale inglese almeno fino agli Europei.
Sono profili diversi, accomunati da una visione moderna di calcio, quella che la Juventus vorrebbe ritrovare dopo anni di identità spezzate.
L’ora della verità
Il destino di Igor Tudor si deciderà nelle prossime ore, probabilmente sul campo, in quella che sarà una sfida cruciale contro l’Udinese. Una partita da dentro o fuori, dove servirà non solo vincere, ma anche convincere.
La Juventus non può più permettersi di sbagliare: la stagione rischia di scivolare via troppo presto e l’ambiente è in fibrillazione. Tudor lo sa bene. Gli serve una vittoria che vada oltre il risultato, una prestazione capace di restituire fiducia, compattezza e un’idea di squadra.
In caso contrario, il progetto bianconero potrebbe presto cambiare guida. Ancora una volta.

