Svolta clamorosa nell’inchiesta sull’assassinio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana ucciso il 6 gennaio 1980. La Direzione Investigativa Antimafia ha notificato la misura degli arresti domiciliari a Filippo Piritore, ex funzionario della Squadra Mobile di Palermo ed ex prefetto, oggi in pensione.
Lo riferisce l’Agenzia ANSA, citando fonti della procura di Palermo.
Secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia, Piritore avrebbe avuto un ruolo determinante nel depistaggio delle indagini sul delitto, fornendo dichiarazioni false riguardo al guanto in pelle ritrovato nell’auto usata dai killer, un reperto mai repertato né sequestrato e poi misteriosamente scomparso.
Il guanto – di pelle marrone e per la mano destra – venne immortalato nelle foto scattate dalla Scientifica subito dopo il delitto. Poi sparì nel nulla.
Ascoltato dai pm nel settembre 2024, Piritore aveva raccontato di averlo affidato a un agente della Scientifica, che a sua volta avrebbe dovuto consegnarlo all’allora sostituto procuratore Piero Grasso, titolare dell’indagine.
Una versione che, secondo la procura, non trova alcun riscontro: né Grasso né l’agente menzionato da Piritore ricordano di aver mai ricevuto l’oggetto. Inoltre, il poliziotto “Lauricella”, indicato come destinatario finale del reperto, non risultava in servizio presso la Scientifica nel 1980.
Per gli inquirenti, la ricostruzione di Piritore è “inverosimile e illogica” e avrebbe avuto l’effetto di sviare l’inchiesta e far sparire definitivamente una prova cruciale.
“Indagini inquinate da apparati dello Stato”
“La dispersione del reperto non fu casuale ma frutto di un’azione consapevole – scrivono i pm –. Le indagini furono inquinate e compromesse da appartenenti alle istituzioni che, con l’obiettivo di impedire l’identificazione dei colpevoli, fecero sparire un elemento probatorio di primaria importanza.”
Parole pesanti che, secondo quanto riportato dall’ANSA, hanno spinto il gip di Palermo a disporre gli arresti domiciliari per l’ex prefetto.
Il gip: “Può ancora inquinare le prove”
Nell’ordinanza cautelare, il giudice sottolinea la “spregiudicatezza e la pervicacia” dell’indagato: “Nonostante la pensione, Piritore mantiene relazioni interne alla Questura e continua a interferire con l’attività investigativa. C’è un rischio concreto che possa reiterare il reato o inquinare ulteriori prove”.
Spunta anche il nome di Bruno Contrada
Nel nuovo filone d’indagine emerge anche Bruno Contrada, ex dirigente del Sisde e già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
All’epoca dei fatti, Contrada era dirigente della Squadra Mobile e poi della Criminalpol. Secondo la ricostruzione della procura – riportata dall’ANSA – intratteneva rapporti con esponenti di Cosa Nostra come Michele Greco e Totò Riina, mentre si occupava dell’inchiesta sull’omicidio Mattarella.
Piritore, interrogato, ha ammesso di averlo avvisato del ritrovamento del guanto: “Informai subito il dottor Contrada, che mi disse di riferire a Grasso e inviare i reperti alla Scientifica.” I due, secondo gli atti, si frequentavano anche al di fuori dell’ambiente di lavoro.
Il caso Mattarella resta una delle pagine più oscure della storia repubblicana.
L’Agenzia ANSA ricorda come già negli anni Ottanta diversi magistrati ipotizzarono il coinvolgimento di ambienti mafiosi e politici nel delitto, ma la scomparsa di prove chiave – come il guanto – contribuì a rallentare e frammentare l’inchiesta.

