Sant’Agnello, 37 famiglie a rischio sgombero

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Entro il 20 dicembre, le 37 famiglie che vivono in alcuni degli appartamenti costruiti su un ex agrumeto a Sant’Agnello dovranno lasciare le loro case, altrimenti scatterà lo sgombero coatto da parte dei carabinieri. Gli alloggi, realizzati circa dieci anni fa nell’ambito di un progetto definito allora come “housing sociale di iniziativa privata”, sono al centro di una lunga battaglia giudiziaria.

Il provvedimento è stato confermato dalla Corte di Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dagli avvocati delle famiglie. La Procura di Torre Annunziata aveva da tempo chiesto lo sgombero, sostenendo che gli appartamenti non avrebbero mai potuto essere realizzati secondo le norme vigenti. Già in passato, il Wwf e Italia Nostra avevano denunciato criticità nella lottizzazione del terreno.

Il complesso, composto da 53 unità immobiliari, era stato sottoposto a sequestro preventivo a febbraio 2020 per lottizzazione abusiva. Dopo un lungo susseguirsi di ordinanze, appelli e incidenti di esecuzione, le famiglie avevano preso possesso degli appartamenti durante un temporaneo dissequestro. Tuttavia, con la sentenza definitiva della Cassazione, l’ordine della Procura torna a pieno effetto.

Il procedimento penale, ancora in corso presso il Tribunale di Torre Annunziata, vede imputati l’imprenditore Antonio Elefante, Massimiliano Zurlo, Francesco Ambrosio e Paola De Maio, a vario titolo accusati di lottizzazione abusiva e falso. Anche l’ex sindaco di Sant’Agnello Piergiorgio Sagristani e alcuni suoi assessori erano stati rinviati a giudizio, ma sono usciti dal processo a seguito dell’abolizione del reato di abuso d’ufficio.

La Procura ha sottolineato che lo sgombero è proporzionato e indispensabile ai fini dell’esecuzione del sequestro preventivo, evidenziando dubbi sulla buona fede degli attuali occupanti e sull’evidente incremento del carico urbanistico derivante dall’occupazione delle unità immobiliari.

Ora le famiglie si trovano di fronte a una decisione definitiva: dovranno lasciare gli appartamenti entro il 20 dicembre, mentre il processo giudiziario prosegue, con la corsa contro il tempo dei giudici per arrivare a una sentenza di primo grado che potrebbe sancire la confisca del complesso.

Una vicenda che ha acceso il dibattito sulla legalità nell’edilizia e sulla tutela dei cittadini coinvolti in progetti finiti sotto la lente della giustizia.