Le parole di Oreste Vigorito, presidente del Benevento Calcio, risuonano come una riflessione profonda, quasi intima, su ciò che significa guidare una squadra e una città. A distanza di tempo dalle contestazioni più dure, il patron giallorosso ha scelto di rileggere quegli episodi con una sensibilità diversa, più matura, più consapevole.
“Quando per strada trovo ancora su qualche muro la scritta ‘Vigorito vattene’, mi fermo a riflettere”, racconta. Non c’è rabbia nel tono, né amarezza. C’è piuttosto la consapevolezza di chi sa che il calcio è passione, e la passione – a volte – sa essere feroce. Ma proprio da quelle tensioni, dice Vigorito, può nascere una nuova forza.
Il presidente non rinnega nulla, anzi. “Io non sono contrario alle contestazioni, perché aiutano a crescere”, spiega. “E infatti quest’anno siamo ripartiti più forti dell’anno scorso”. Un messaggio che va oltre la cronaca sportiva: è la dichiarazione di un uomo che ha sempre vissuto il Benevento come una parte di sé, con le sue gioie, le sue delusioni e i suoi momenti di orgoglio.
E l’orgoglio, in questo momento, è tutto nei numeri e nel calore della piazza. Il Benevento ha infatti battuto il record di abbonamenti per la Serie C, un dato che testimonia quanto la città abbia ritrovato fiducia nel progetto, nel club e nel suo presidente. “Vuol dire che quel ‘Vigorito vattene’ – continua – era in realtà una richiesta d’aiuto. Voleva essere un ‘Vigorito, dacci una mano’”.
Una lettura lucida e sorprendentemente empatica, che restituisce l’immagine di un presidente capace di mettersi in discussione, ma anche di trasformare la critica in energia positiva. Non è la prima volta che Vigorito mostra questa capacità di visione: nei suoi anni alla guida del Benevento ha saputo portare la squadra fino alla Serie A, regalando alla città due storiche promozioni e consolidando un legame che va ben oltre i risultati sportivi.
Oggi, quel legame sembra più forte che mai. Il Benevento, dopo stagioni difficili, ha ritrovato compattezza e ambizione. E lo stesso presidente invita tutti a continuare su questa strada: “Andiamo avanti insieme, anzi – dice con forza – insieme e compatti”.
Parole semplici, ma dense di significato. Perché “insieme e compatti” non è solo uno slogan, ma una visione. È la consapevolezza che una squadra non è fatta solo di giocatori e allenatori, ma anche di una città che sogna, soffre e si rialza.
In fondo, come dimostra la storia recente del Benevento, le critiche, i momenti bui e le delusioni non sono mai la fine del cammino. Spesso sono solo un modo, a volte un po’ brusco, con cui una comunità chiede di essere guidata ancora. E Vigorito, con il suo modo diretto e umano di leggere i fatti, lo ha capito bene: quei muri con la scritta “vattene” oggi raccontano un’altra storia, quella di un ritorno, di un perdono e di una rinnovata fiducia.
Oggi, il Benevento riparte proprio da lì: dalla consapevolezza che la passione può unire anche quando divide, e che il dialogo – persino quello scritto con la vernice su un muro – può trasformarsi in un punto di ripartenza. Perché il calcio, come la vita, è fatto di emozioni, e nessuno meglio di Oreste Vigorito sa quanto siano importanti, anche quando fanno male.

