La rivoluzione silenziosa del Parco San Rocco di Pagani

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A un anno dalla sua rinascita, il parco vive un fermento nuovo: famiglie, bambini, anziani, tutti insieme in uno spazio che torna ad essere bene comune.

Marco Visconti

Non ci sono spot pubblicitari, né immagini altisonanti a raccontare la rinascita del Parco San Rocco di Pagani. Nessuna campagna elettorale, nessun proclama politico accompagna questa trasformazione. Eppure, in questo angolo di città, da un anno si respira un’aria nuova. Un tempo simbolo di incuria, di degrado e di disservizi, il parco era diventato rifugio dello spaccio e discarica a cielo aperto. Oggi, invece, si presenta come uno spazio vivo, curato, riconquistato dai suoi abitanti. È una rivoluzione silenziosa, fatta di piccoli gesti quotidiani e di grande senso civico.

A guidarla non sono stati i proclami delle istituzioni, ma la forza di un gruppo di residenti che, giorno dopo giorno, ha deciso di riprendersi ciò che appartiene alla comunità. Hanno spazzato via i rifiuti, piantato fiori, piante, riacceso la speranza. E nel farlo, hanno restituito dignità a un luogo che sembrava perduto. Il Parco San Rocco oggi è il simbolo di ciò che può accadere quando la partecipazione civica supera l’indifferenza, quando l’amore per il proprio quartiere diventa motore di cambiamento. A un anno dalla sua rinascita, il parco vive un fermento nuovo: famiglie, bambini, anziani, tutti insieme in uno spazio che torna ad essere bene comune.

Forse la lezione più grande che arriva da Pagani è semplice ma potente: le cose si possono cambiare, anche nei luoghi troppo spesso mortificati, se c’è una reale volontà collettiva piuttosto che incanalare le lamentele a mere icone propagandistiche. Il Parco San Rocco è un modello emulabile per tanti altri spazi cittadini in cerca di riscatto.