È un momento d’oro per il Savoia, tornato dopo undici anni a guardare tutti dall’alto in classifica. Una rinascita sportiva che sa di orgoglio e passione, costruita passo dopo passo da una società che, come ricordano i vertici nel comunicato diffuso nelle ultime ore attraverso la pagina Facebook del club, ha raccolto nel 2022 “un club distrutto, senza casa, senza maglia e senza nemmeno un pallone”. Oggi la squadra è tornata a far sognare un’intera città, ma il percorso resta tutt’altro che semplice. Dietro ai successi sul campo, infatti, il Savoia deve ancora fare i conti con una serie di criticità strutturali e burocratiche che rischiano di frenare la corsa verso la Serie C.
Tra successi sportivi e ostacoli fuori dal campo
Nel comunicato, firmato da Emanuele Filiberto di Savoia, Nazario Matachione, Alfonso e Tina Santillo, Marcello Pica e Arcangelo Sessa, la società racconta le difficoltà affrontate dal giorno della rinascita: promesse mancate, ostacoli amministrativi e un impianto sportivo ancora lontano dagli standard richiesti per il professionismo. Lo stadio “Alfredo Giraud” è il simbolo di questa battaglia. Doveva essere pronto nel 2023, poi nel 2024, ma — denunciano i dirigenti — solo dopo tre anni è stato riconsegnato “ancora incompleto”. E il rischio è concreto: se l’impianto non sarà adeguato per la Serie C entro gli otto mesi previsti, i sacrifici sportivi e societari potrebbero essere vanificati.
“Serve unità per non sprecare quanto costruito”
Il tono del comunicato è insieme orgoglioso e accorato: il club rivendica con forza il lavoro svolto — “abbiamo lottato contro scetticismo, cattiverie e ostacoli” — ma chiede anche collaborazione. “È il momento che tutte le parti si siedano attorno a un tavolo — Comune, politica, dirigenti — per costruire un futuro stabile e condiviso”, scrive la dirigenza. Un appello che non è solo sportivo, ma anche sociale e culturale, come ribadito nel testo: il Savoia oggi rappresenta oltre 600 ragazzi del settore giovanile, un patrimonio umano che va oltre il risultato della domenica.
Una città che riscopre il suo orgoglio
Torre Annunziata risponde con entusiasmo. Lo stadio, nonostante i lavori e le difficoltà, è tornato a riempirsi di passione, bandiere e cori. Dopo anni bui, il Savoia è tornato a essere simbolo d’identità cittadina. “Noi siamo il Savoia, noi siamo Torre Annunziata” — si legge in chiusura del comunicato — un motto che sintetizza il senso di appartenenza e di rivalsa di una piazza che non si è mai arresa. Ma ora serve più di un grido d’amore: servono risposte concrete, un progetto condiviso, la certezza di uno stadio all’altezza dei sogni di una tifoseria che, come la sua squadra, non ha mai smesso di lottare.

