La storia di Apollonia D’Arienzo, per gli amici Lola, 64 anni, ex ballerina e insegnante di danza classica di Cava dé Tirreni, costretta all’immobilità assoluta dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) da 28 anni, si tinge di sconforto. Nonostante abbia combattuto la malattia per decenni con una forza considerata “più unica che rara” dai medici, Lola sta ora prendendo in considerazione l’idea del suicidio assistito, spinta dalla disperazione per i problemi economici legati alla sua assistenza H24.
Per Lola: “L’eutanasia è la scelta più semplice per mettere fine a tutti i problemi. E io ora sono favorevole”.
Dall’energia positiva alla crisi
Fino a poco tempo fa, Lola era un simbolo di resilienza. Suo figlio, l’architetto Vittorio (37 anni), che vive con lei, racconta: “Fino a un anno fa organizzava eventi e scriveva libri. Riusciva paradossalmente, pur nella sua condizione, a trasmettere gioia di vivere. Poi è caduta nella depressione, ora si vede disperata.”
La ragione della crisi non è la malattia in sé, ma la difficoltà di ottenere un’assistenza dignitosa. L’amica di sempre, Carmen Guarino, presidente di Rete Solidale, spiega che Lola “non è soddisfatta degli attuali livelli di assistenza, vorrebbe operatori qualificati ma purtroppo non ha i soldi per poterli pagare”.
L’annoso problema dei costi
Il vero dramma di Lola è economico. Sua sorella, Rosaria, denuncia le difficoltà affrontate nel 2025.
- Blocco e decurtazione dell’assegno, l’assegno di cura mensile della Regione, pari a 1200 euro, è stato bloccato e, una volta ripresa l’erogazione, è arrivato decurtato a soli 800 euro.
- Costi insostenibili, aggiungendo la pensione di invalidità (circa 1200 euro), l’entrata totale è di circa 2000 euro, a fronte di spese di assistenza che superano i 3500 euro al mese.
- “Le istituzioni non possono abbandonare così una persona malata,” afferma Rosaria. È questo sconforto che ha portato Lola a dire: “Vedo tutto nero, è tutto troppo complicato…”.
Eutanasia: una via d’uscita dai problemi, non dalla vita
Nonostante l’apertura al suicidio assistito, l’idea sembra essere una risposta alla sua frustrazione. Lola ha già contattato in passato l’associazione Coscioni per poi ripensarci. Suo figlio Vittorio crede che, “sotto sotto”, anche lei voglia continuare a vivere, un desiderio che la famiglia condivide pienamente.
Lola stessa, due anni fa, aveva individuato la soluzione: “È necessaria una norma che dia la possibilità di scelta a chi vuole porre fine alla propria esistenza e nel contempo un’altra legge che possa garantire una vita dignitosa e un’assistenza h24 per quelli che non vogliono mollare.”.
Il problema più urgente, al momento, è trovare assistenza notturna qualificata, dato che molti operatori temono l’impegno e rinunciano. La speranza della famiglia è che, risolvendo i problemi assistenziali, Lola possa ritrovare la gioia di vivere che l’ha sostenuta per quasi tre decenni.

