Condannato a 25 anni, salta l’Appello. Giuseppe Buonocore, noto come “Pepp’ e Scafati”, boss scafatese di 51 anni, usufruisce della riforma Cartabia e incassa 25 anni di reclusione, pari a un sesto della pena complessiva originaria. Lo scorso ottobre, infatti, era stato condannato a 30 anni di carcere in continuazione per traffico di droga nell’Agro nocerino-sarnese e nei comuni vesuviani, in seguito a un accordo con altre cosche del Napoletano.
Con il concordato, il processo d’Appello diventa superfluo: la pena di Buonocore diventa quindi definitiva e non sarà sottoposto ad altri gradi di giudizio. La difesa, affidata all’avvocato Massimo Autieri, presenterà comunque una richiesta per ottenere ulteriori 5 anni di sconto sulla pena già ridotta.
Altri 12 imputati coinvolti nell’inchiesta affronteranno invece il giudizio d’Appello il prossimo 20 ottobre.
Secondo l’indagine condotta dalla Dda di Salerno, sotto la direzione del pubblico ministero Francesca Fittipaldi, Buonocore era il capo indiscusso del gruppo, che vedeva coinvolti 38 soggetti. Dopo la scarcerazione nel novembre 2016, avrebbe approfittato di un vuoto di potere per imporre la propria influenza a Scafati e nei comuni limitrofi. La Dda sostiene che fissava i prezzi, acquistava droga e la rivendeva a prezzo maggiorato, guadagnando migliaia di euro al mese.
Quando era assente per misure cautelari, secondo l’accusa, le attività illecite venivano gestite dalla moglie, che provvedeva a cessioni di droga anche tramite la sua attività commerciale.
Con questo verdetto, Pepp’ e Scafati esce di scena dal processo principale con una pena di 25 anni da scontare, mentre altri filoni dell’inchiesta proseguono nei confronti dei suoi collaboratori.

