Dopo i dati positivi per vino e olio, anche il pomodoro campano fa registrare un’annata da incorniciare. Nonostante la produzione complessiva del Centro-Sud abbia segnato una leggera flessione, nelle campagne della Campania il raccolto 2024 è cresciuto sia in quantità che in qualità. Il livello resta da quattro stelle, confermando la regione come uno dei cuori pulsanti del comparto.
Se la Puglia mantiene il primato per quantità prodotta, la Campania si conferma leader nazionale per l’industria di trasformazione e per l’eccellenza del prodotto finito. L’“oro rosso” è una delle colonne portanti dell’agroalimentare Made in Italy, con un giro d’affari che nel 2024 ha raggiunto 6,7 miliardi di euro (5,5 miliardi per il solo comparto pomodoro, secondo i dati Anicav). L’Italia, nel frattempo, si mantiene al secondo posto tra i principali produttori mondiali, dopo gli Stati Uniti.
Il caso La Doria: il modello campano che conquista il mondo
Tra le protagoniste di questo successo spicca La Doria, azienda nata nel 1954 ad Angri e oggi tra i principali gruppi europei nel settore delle conserve di pomodoro, legumi, sughi pronti e succhi di frutta. Il gruppo, guidato da Antonio Ferraioli, rappresenta un esempio di impresa radicata sul territorio ma con una forte proiezione internazionale.
Dalla provincia di Salerno, La Doria ha costruito un percorso di crescita che l’ha portata ad acquisire stabilimenti nel Nord Italia e ad aprire una piattaforma distributiva nel Regno Unito. Un percorso controcorrente rispetto a molte industrie italiane che, dopo essersi consolidate nel Nord, hanno successivamente delocalizzato al Sud.
Oggi l’azienda conta dodici stabilimenti produttivi — sei in Campania, due in Emilia-Romagna, uno in Liguria, due in Lombardia e uno in Basilicata — e ha chiuso il 2024 con un fatturato di 1,3 miliardi di euro (+1,3% rispetto all’anno precedente).
Negli ultimi due anni il gruppo ha accelerato con nuove acquisizioni: dall’azienda ligure Clas (specializzata in pesti e sughi pronti) al ramo private label del pastificio Di Martino, fino a Pasta Lensi e al compendio aziendale Feger. Una strategia coerente con il trend positivo dell’agroalimentare campano e meridionale, traino dell’economia nazionale e dell’export.
Le esportazioni di cibo Made in Italy nel 2024 hanno toccato i 70 miliardi di euro, e La Doria contribuisce in modo determinante: oltre l’80% del fatturato è realizzato all’estero, dove l’azienda è tra i leader europei nella produzione a marchio del distributore.
Qualità, sostenibilità e filiera agricola
La forza del gruppo risiede nel connubio tra territorio, qualità e sostenibilità. Negli stabilimenti viene lavorato fino al 35% di pomodoro campano, proveniente da un’area che va dalla provincia di Caserta a quella di Napoli.
Nel 2024 la produzione regionale ha beneficiato di condizioni favorevoli, a differenza di Puglia e Basilicata, penalizzate dalla crisi idrica. Da anni La Doria investe per migliorare la sostenibilità ambientale, in stretta collaborazione con la filiera agricola: riduzione dell’uso di fertilizzanti e acqua, progetti di irrigazione intelligente con startup locali, e innovazioni digitali per ottimizzare le risorse nei campi.
Innovazione e formazione: il futuro si coltiva in Campania
L’impegno dell’azienda non si limita alla produzione. Le porte degli stabilimenti si aprono regolarmente a studenti e giovani tecnici, grazie a percorsi di formazione che si traducono spesso in opportunità occupazionali. Un modello che lega crescita industriale, innovazione e responsabilità sociale.
Dal punto di vista finanziario, La Doria è un esempio di evoluzione imprenditoriale: quotata alla Borsa di Milano dal 1995 al 2022, oggi è controllata da una società di investimento del fondo Investindustrial VII L.P., con una quota di minoranza mantenuta dalla famiglia Ferraioli.
Una scelta strategica che ha permesso di rafforzare la struttura industriale e accrescere la competitività internazionale, mettendo al centro la crescita dell’azienda, del territorio e della Campania — perché, come dimostra l’esperienza de La Doria, se cresce il Mezzogiorno cresce anche l’Italia.

