Scatta il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, svolta storica

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Palestinian children celebrate at a camp for displaced people in Nuseirat in the central Gaza Strip on October 9, 2025, following news of a new Gaza ceasefire deal. Israel and Hamas on October 9 agreed a Gaza ceasefire deal to free the remaining living hostages, in a major step towards ending a war that has killed tens of thousands of people and unleashed a humanitarian catastrophe. (Photo by Eyad BABA / AFP)

Un passo decisivo verso la pace in Medio Oriente. Dopo settimane di trattative e tensioni, il governo israeliano ha approvato nella notte – seppur a maggioranza e con l’opposizione dei ministri della destra di Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich – il piano di cessate il fuoco per Gaza promosso dal presidente americano Donald Trump.

L’accordo, siglato giovedì mattina in Egitto, è entrato in vigore immediatamente. Prevede una tregua monitorata da una task force internazionale composta da circa 200 militari statunitensi, egiziani, qatarioti, turchi e – forse – emiratini. Un alto funzionario della Casa Bianca, in un briefing cui ha preso parte anche l’ANSA, ha confermato che lo Us Central Command istituirà in Israele un centro di coordinamento civile-militare, con il compito di garantire l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari e gestire la logistica nella Striscia.

Nel dettaglio, l’accordo prevede che le forze israeliane (IDF) si ritirino entro 24 ore fino alla cosiddetta Linea Gialla, tracciata sulle mappe ufficiali. Entro le successive 72 ore, Hamas dovrà procedere al rilascio di tutti gli ostaggi ancora in vita. Secondo Trump, ciò avverrà “lunedì o martedì”, come annunciato dallo stesso presidente americano durante la riunione di governo a Washington, dove ha celebrato “un traguardo storico per la pace”.

Trump, che si prepara a volare in Egitto e Israele per presenziare alle cerimonie ufficiali, ha rivendicato il successo con un post pubblicato in anticipo sulla sua piattaforma Truth Social, nel quale ha definito l’intesa “l’inizio di una nuova era di stabilità”. Decisivo il contributo del segretario di Stato Marco Rubio, che lo avrebbe informato in tempo reale della chiusura dell’accordo mediato da Egitto, Qatar e Turchia.

Secondo gli osservatori internazionali, si tratta del più importante colpo diplomatico della presidenza Trump, potenzialmente in grado di superare persino gli Accordi di Abramo firmati durante il suo primo mandato. “Abbiamo messo fine alla guerra – ha dichiarato alla stampa – e credo che questo sia l’inizio di una pace duratura.”

L’intesa prevede una seconda fase più complessa, articolata in venti punti, che dovrà affrontare temi delicati come il disarmo di Hamas, la ricostruzione di Gaza, la formazione di un governo locale provvisorio e il ritiro completo dell’esercito israeliano. È inoltre previsto l’invio di una forza di pace internazionale sotto egida ONU.

Mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha ammonito Israele contro nuove colonizzazioni in Cisgiordania, definite “una minaccia esistenziale per lo Stato di Palestina”, Trump ha preferito mantenere una posizione più ambigua sul tema dei due Stati, limitandosi a dichiarare che “spetterà alle parti decidere”.

Sul piano operativo, l’accordo disciplina anche lo scambio di prigionieri: 48 ostaggi israeliani, di cui 20 vivi, in cambio di 1.950 detenuti palestinesi, tra cui 250 ergastolani. Israele ha tuttavia escluso figure simboliche come Marwan Barghouti e Ahmad Saadat. Saranno inoltre restituiti i corpi di 360 miliziani di Hamas, ma non quelli dei fratelli Yahya e Mohammed Sinwar.

Nonostante il ritiro parziale, l’esercito israeliano manterrà ancora il controllo del 53% del territorio di Gaza, come precisato da una portavoce del governo. Ciononostante, l’accordo è stato accolto con grande entusiasmo sia tra la popolazione israeliana che tra i residenti della Striscia, dove sono esplose manifestazioni di gioia per la fine dei bombardamenti.

Trump, visibilmente soddisfatto, prepara ora il suo viaggio in Medio Oriente. L’obiettivo è consolidare la tregua e – perché no – incassare il riconoscimento internazionale per il successo diplomatico. Dalla Casa Bianca trapela ottimismo, e qualcuno negli ambienti vicini al presidente già parla apertamente di una candidatura al Nobel per la Pace.

Se l’intesa reggerà e verrà pienamente attuata, il tycoon potrà davvero vantarsi di aver compiuto ciò che per decenni è sembrato impossibile: fermare la guerra e aprire la strada a una nuova stagione di dialogo tra Israele e Palestina.