Palermo shock: Asia nega lo stupro. A due anni di distanza dallo stupro di gruppo al Foro Italico di Palermo, che aveva portato alla condanna di sette giovani, il caso rischia di riaprirsi in maniera clamorosa. L’attenzione si concentra su un nuovo elemento: la trascrizione di un podcast in cui la vittima, Asia Vitale (allora 19enne), avrebbe dichiarato che il rapporto avvenuto nell’estate 2023 fu consensuale e non violento.
L’audio, registrato da un conduttore di un podcast locale, è ora nelle mani dei legali dei condannati e potrebbe diventare la base per un’istanza di revisione dei processi, sei dei quali già conclusi con sentenza definitiva.
Palermo la ritrattazione di Asia a confronto con le prove processuali
L’accusa di presunta ritrattazione è al centro del dibattito, ma la stessa Asia Vitale ha rilasciato dichiarazioni a Repubblica smentendo o comunque disconoscendo la circostanza: “Non so nulla di questa storia… L’unica verità è quella che ho affidato ai giudici”.
La versione processuale della giovane – che aveva denunciato di essere stata fatta ubriacare e stuprata dal branco – era stata ritenuta totalmente credibile dai tribunali. Le condanne, che vanno da 4 anni e 6 mesi a 8 anni e 8 mesi, si basano su prove ritenute schiaccianti che confermano l’assenza di consenso.
Nelle mani degli inquirenti ci sono: un filmato girato da uno degli aggressori, che mostrava la vittima mentre chiedeva ripetutamente di essere lasciata andare, e le intercettazioni e i messaggi scambiati dagli imputati rivelavano che la giovane era ubriaca e incapace di difendersi.
Nonostante i legali della difesa spingano per la tesi del consenso fin dall’inizio, la strada per una revisione processuale resta estremamente difficile proprio per la solidità del quadro probatorio.
La decisione dell’avvocato e l’episodio del coltello lontano da Palermo
La situazione si è ulteriormente complicata a causa dei recenti comportamenti della 22enne, che nel frattempo si è trasferita in Brianza ed è diventata una creator sulla piattaforma Onlyfans.
Il suo avvocato storico, Carla Garofalo, ha deciso di rimettere il mandato, dichiarando: “Le sue dichiarazioni pubbliche… e i suoi comportamenti post processuali mi inducono a riconsiderare la sua personalità e la narrazione… rispetto a quella fatta a me”.
Inoltre, Asia Vitale è stata recentemente denunciata a Muggiò (Monza e Brianza). L’accusa riguarda il possesso di un grosso coltello (34 centimetri) che la ragazza avrebbe impugnato in strada per inseguire l’ex fidanzato, dopo una violenta lite innescata, pare, proprio dai video girati per la piattaforma per adulti.
La ragazza, che due anni fa aveva espresso pubblicamente la sua complessa posizione sui social dichiarando “Non li perdono e non li giustifico, ma non voglio che a loro venga fatto ciò che è stato fatto a me. Il carcere non redime nessuno”, ora si trova al centro di un turbinio mediatico e legale che rischia di ribaltare totalmente la percezione del caso. I nuovi elementi saranno inevitabilmente usati dagli avvocati dei condannati per chiedere di rimettere in discussione le sentenze definitive.
Lo stupro a Palermo e il coltello a Muggiò!
Il quadro delle conseguenze legali per Asia Vitale (o per qualsiasi vittima di un reato) nel caso in cui venisse dimostrato che la sua denuncia e testimonianza erano false è complesso e si articola su diverse fattispecie previste dal Codice Penale italiano.
È fondamentale premettere che, al momento, la verità processuale è quella sancita dalle condanne (basate su un ampio quadro probatorio che include video e intercettazioni) e l’audio che circola è un elemento che la difesa dovrà utilizzare per richiedere una revisione del processo.
Se, in un eventuale futuro procedimento o revisione, emergesse in maniera inequivocabile che la ragazza abbia mentito volontariamente, le principali conseguenze legali a suo carico sarebbero:
1. Calunnia (Art. 368 c.p.)
Questa è l’ipotesi di reato più grave. Si verifica se una persona accusa formalmente un’altra di un reato pur sapendola innocente, o simula prove a carico.
- Requisiti: Per configurarsi il reato di calunnia, la ragazza avrebbe dovuto avere la consapevolezza dell’innocenza dei ragazzi e l’intenzione di incolparli ingiustamente.
- Conseguenza: Il reato di calunnia è punito con la reclusione da due a otto anni.
2. Falsa Testimonianza (Art. 372 c.p.)
Se Asia Vitale, durante le udienze del processo, ha giurato di dire la verità e ha fornito dichiarazioni false o reticenti sui fatti (ovvero, ha mentito sulla dinamica dei fatti in aula), potrebbe essere accusata di Falsa Testimonianza.
- Requisiti: Il reato si configura se la menzogna è stata pronunciata in qualità di testimone davanti all’autorità giudiziaria.
- Conseguenza: Il reato è punito con la reclusione da due a sei anni.
3. Simulazione di Reato (Art. 367 c.p.)
Nel caso in cui Asia Vitale avesse denunciato un reato (lo stupro) pur sapendo che in realtà non era stato commesso (ovvero era consensuale), ma senza indicare esplicitamente un colpevole, si ricadrebbe nella Simulazione di Reato. Tuttavia, nel caso specifico di una denuncia contro persone determinate, prevale l’ipotesi di Calunnia.
Il Fattore “Retrattazione” e il Contesto (Revisione del Processo)
La presunta ritrattazione (l’audio in cui afferma che il rapporto era consensuale) non comporta di per sé una condanna automatica a suo carico, ma funge da elemento per la difesa dei ragazzi.
- Impatto sul Processo ai Ragazzi: La presunta ritrattazione è il nucleo su cui si baserà la richiesta di revisione del processo per i condannati. In questo procedimento, i giudici valuteranno se la nuova prova (l’audio) sia sufficiente a inficiare le condanne definitive.
- Apertura di un Fascicolo Contro la Vittima: Se l’audio dovesse essere ritenuto credibile e contraddittorio rispetto alla testimonianza iniziale, la Procura della Repubblica potrebbe aprire un fascicolo d’indagine d’ufficio per valutare l’ipotesi di Calunnia o Falsa Testimonianza a carico della ragazza.
In conclusione, le conseguenze sarebbero estremamente gravi, potenzialmente fino a otto anni di reclusione, ma solo nel caso in cui le indagini accertassero che la sua accusa originale fosse stata consapevolmente e intenzionalmente falsa.

