di Giorgia Valentini
A Nocera Inferiore, l’unica vera certezza non è la giustizia, né le strisce pedonali: è la postalizzazione dei pignoramenti. Con determinazione numero 1888 del 3 ottobre 2025, il Comune ha stanziato poco più di 20mila euro per continuare l’invio “a strascico” di atti di pignoramento legati alle sanzioni del Codice della Strada. Sì, avete capito bene: il Comune continua a rincorrere gli automobilisti indisciplinati del 2018… con un budget da 2025.
Il provvedimento, firmato dal comandante ad interim della Polizia Municipale, Andrea D’Elia, è un compendio di burocrazia in stile kafkiano, ma la sostanza è chiara: la società Archivia Solution Spa, già incaricata in passato, continuerà a stampare, imbustare e spedire atti ai cittadini morosi. Parliamo di 1.572 raccomandate tra avvisi, solleciti e intimazioni, con ben 1.077 atti ancora non notificati. Altro che “semplificazione amministrativa”: qui si lavora ancora con le lettere di carta e le raccomandate A/R, come in una puntata vintage di “un giorno in pretura”.
Eppure, qualcosa non torna, perché si spende oggi per rincorrere debiti vecchi di 7 anni? E soprattutto: quale efficienza può vantare un sistema che, nel 2025, ancora non ha chiuso le partite del 2018? Lo chiamano “supporto alla riscossione coattiva”, ma sembra piuttosto una corsa ad ostacoli contro il tempo, fatta di proroghe, piani finanziari e buoni propositi. La cifra spesa, relativamente modesta, sarebbe giustificata se il servizio avesse reali ritorni, ma stando al documento, le percentuali di incasso sono tutt’altro che trionfali, condizionate da sgravi, sospensioni e dilazioni.
Si può discutere all’infinito di legalità, trasparenza, rigore amministrativo e i riferimenti normativi in determina non mancano, ma il punto resta: un’amministrazione pubblica può permettersi di spendere oggi per rincorrere i fantasmi di ieri, con strumenti del secolo scorso? Nel frattempo, mentre si imbustano minacce di pignoramento, il cittadino si ritrova in un gioco delle tre carte tra Equitalia, notifiche perse e servizi frammentati, in un sistema che punisce a rilento, ma non dimentica mai. Il risultato? Una pubblica amministrazione che rischia di somigliare più a un creditore ostinato che a un ente al servizio della collettività. E la domanda finale resta in sospeso, come una raccomandata in giacenza: quanto costa davvero, ai cittadini, questo modus operandi?

