Nocera, l’ospedale del disservizio. E i pazienti? Devono solo sopravvivere

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C’è un ospedale, in Campania, che di “ospitale” ha ormai solo la radice della parola, è quello di Nocera Inferiore, presidio sanitario in teoria strategico per l’intera Valle dell’Agro, in pratica un campo di battaglia dove a perdere non è solo la dignità della sanità pubblica, ma spesso anche il diritto alla cura.Pronto soccorso saturo, reparti chiusi nel weekend… perché curare dopo il venerdì pomeriggio è un optional!

La scena è questa: è sabato e sono le 18 , un paziente necessita urgentemente di una risonanza magnetica ma a Nocera non si può, la macchina c’è, ma non si accende, non per un guasto, ma per assenza di personale. Radiologia chiusa! Così come oculistica e otorinolaringoiatria, che si spengono regolarmente ogni fine settimana come le luci di un ufficio comunale. Risultato? Se hai un problema agli occhi, all’orecchio o se ti serve un esame salvavita, devi arrivare a Salerno o Napoli e pregare che non sia troppo tardi.

Il reparto pediatrico, che dovrebbe essere un’oasi di attenzione e umanità, è invece una trincea senza soldati perché mancano medici, mancano infermieri, manca il personale. Genitori costretti a subire risposte scostanti, personale che pare infastidito dalla sola presenza dei genitori preoccupati e dei piccoli pazienti. Un reparto al limite del collasso, dove le urla non sono solo quelle dei bambini, ma anche quelle di mamme e papà esasperati da una sanità che sembra fregarsene.

Poi c’è il capitolo mensa, i pasti vengono serviti in scodelle che ricordano più un carcere sudamericano che un ospedale europeo; niente menù differenziati e nessuna attenzione all’età, perché un bambino di due anni può tranquillamente trovarsi nel piatto una pasta alla sorrentina bollente, affogata nel pomodoro e filante di fiordilatte. Il tutto alle 13:00 in punto per il pranzo e alle 17:30 per la cena, con ritiro in mezz’ora, come se il tempo si fosse fermato nel dopoguerra.

Ciò che accade all’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore non è un disguido ma è un sistema che non funziona, potrebbe sembrare una regia dell’abbandono. Una sanità piegata da anni di tagli incuria e, peggio, indifferenza. Ma la vera domanda è: dov’è la Regione Campania? Dov’è il presidente De Luca, sempre pronto alla battuta in conferenza stampa, ma purtroppo un po’ lontano dalle corsie che contano? E li sindaco Paolo De Maio? E i direttori sanitari? Sempre pronti a raccontare che “va tutto bene”, mentre le famiglie scappano da un ospedale pubblico per rifugiarsi, quando possono permetterselo, in cliniche private o nei pronto soccorso di mezza regione.

La verità è una sola: l’ospedale di Nocera è lo specchio rotto della sanità italiana e i cocci, come sempre, finiscono addosso ai più deboli.