Flotilla, in Italia è scontro politico sullo sciopero generale

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La Commissione di garanzia sugli scioperi ha valutato illegittimo lo sciopero generale proclamato per il 3 ottobre in sostegno della Global Sumud Flotilla, ritenendo che l’agitazione sia stata indetta in violazione dell’obbligo di preavviso previsto dalla legge (L. 146/90). La pronuncia formale dell’organismo ha aperto un fronte istituzionale che in poche ore ha visto duri attacchi dalla maggioranza e una risposta altrettanto netta dei sindacati.

La premier Giorgia Meloni, intervenuta alla vigilia del vertice Ue a Copenaghen, ha attaccato i promotori dello sciopero con parole pungenti: «Mi sarei aspettata che i sindacati, su una questione che reputavano così importante, non indicessero uno sciopero generale di venerdì — il weekend lungo e la rivoluzione non stanno insieme». Meloni ha inoltre sostenuto che lo stop produrrà disagi agli italiani senza apportare benefici concreti alla popolazione palestinese. Le sue osservazioni hanno ribadito la linea del governo, che giudica l’iniziativa sbagliata e potenzialmente dannosa per i servizi e i cittadini.

Sulla sponda opposta la replica del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha definito «un’offesa» il paragone tra sciopero e «weekend lungo» e ha chiesto alla presidente del Consiglio rispetto per i lavoratori e per chi rinuncia al salario quando sciopera. Intervenendo in tv, Landini ha ricordato il valore storico dello sciopero come strumento di difesa dei diritti e della pace, accusando la premier di abbassare il dibattito politico. «La presidente del Consiglio dovrebbe portare rispetto a chi paga le tasse e a chi lavora», ha detto il leader sindacale.

Lo sciopero era stato proclamato da Cgil e dall’Unione Sindacale di Base (USB) in segno di solidarietà con la flottiglia che ha cercato di portare aiuti a Gaza e dopo i blocchi e gli arresti operati in acque internazionali. I sindacati hanno rivendicato la natura politica e umanitaria della protesta, parlando di responsabilità del governo nel non esercitare sufficiente pressione per l’apertura di corridoi umanitari.

La valutazione di illegittimità della Commissione di garanzia ha fatto scattare reazioni immediate anche sul piano operativo: esponenti del governo e del centrodestra, tra cui il ministro Matteo Salvini, hanno evocato la possibilità di misure di precettazione per i settori essenziali (in particolare i trasporti), per garantire i servizi pubblici. Il Ministero dei Trasporti ha fatto sapere che sta valutando le azioni da intraprendere alla luce del parere del Garante. I sindacati, dal canto loro, hanno respinto gli attacchi sottolineando il diritto costituzionale allo sciopero e la gravità della situazione umanitaria che motiva la protesta.

Il quadro resta quindi teso: da un lato la Commissione di garanzia e la maggioranza che ne chiede rispetto formale delle procedure; dall’altro i sindacati che rivendicano il diritto a mobilitarsi «in difesa di valori costituzionali e della pace». Nelle prossime ore sono attesi sviluppi sia sul fronte giudico-amministrativo (possibili richieste formali di adeguamento del preavviso) sia su quello politico (ricorso al dialogo o escalation delle iniziative di piazza).