La ricostruzione della procura di Benevento, guidata dal procuratore Gianfranco Scarfò, non lascia dubbi: l’uomo avrebbe colpito la moglie e i figli all’interno dell’abitazione di famiglia, tra le 5 e le 6 del mattino di martedì. Dopo aver infierito su di loro, ha trascinato i corpi fino alla propria auto, con la quale è fuggito.
Le tracce di sangue ritrovate in casa e nei pressi del veicolo hanno confermato l’accaduto. “Ci siamo resi conto subito che i ragazzi erano stati colpiti in casa – ha dichiarato il colonnello Antonio Calandro, comandante provinciale dei Carabinieri di Benevento – da lì la corsa per individuare l’auto e provare a salvarli”.
L’auto di Ocone è stata localizzata in un uliveto a Ferrazzano, nel Molise, grazie a un elicottero dell’Arma. All’arrivo dei militari, l’uomo non ha opposto resistenza. Nel veicolo i carabinieri hanno trovato il figlio quindicenne già privo di vita e la sorella 16enne gravemente ferita, ora ricoverata in condizioni disperate.
Agghiaccianti le prime parole dell’omicida agli investigatori: “Mia moglie era aggressiva e autoritaria”, avrebbe detto per giustificare la violenza. Gli inquirenti hanno inoltre confermato che Ocone soffriva di problemi psichiatrici: nel 2011 era stato sottoposto a un Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) per psicosi cronica, ma da allora non si erano registrati altri episodi.
La comunità resta sconvolta da una tragedia che ha spezzato una famiglia e che ora lascia sospesi tra il dolore per la morte di Elisa e del figlio quindicenne e la speranza, flebile, che la sedicenne possa sopravvivere.

