Riforma Irpef, taglio da 4 miliardi per il ceto medio

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La prossima manovra, attesa entro dicembre, potrebbe introdurre un taglio significativo all’Irpef. L’idea, sostenuta dal governo Meloni, è ridurre di due punti l’aliquota del secondo scaglione – oggi al 35% – portandola al 33% ed estendendone l’applicazione fino a 60mila euro di reddito lordo. Una misura che costerebbe circa 4,5 miliardi di euro l’anno e che punta a dare respiro alla fascia intermedia di lavoratori e pensionati.

Come cambia l’Irpef

Dopo l’accorpamento del 2025, che ha fissato al 23% l’aliquota per i redditi fino a 28mila euro, il nuovo intervento completerebbe la riforma. Dal 2026 le aliquote si articolerebbero così: 23% fino a 28mila euro, 33% dai 28 ai 60mila, 43% oltre questa soglia. La novità rende più graduale la progressione e riduce la pressione fiscale per milioni di contribuenti del cosiddetto “ceto medio”.

Quanto si risparmia

Gli effetti concreti variano in base al reddito. Secondo le simulazioni, un contribuente con 30mila euro di reddito lordo risparmierebbe circa 300 euro l’anno. A 35mila il beneficio scende a poco più di 140 euro, mentre a 40mila può oscillare tra i 240 e i 500 euro. Il vantaggio cresce sensibilmente per chi guadagna 55mila euro, dove il risparmio può sfiorare i 940 euro annui.
Non mancano però le zone d’ombra: alcuni lavoratori dipendenti con redditi tra i 29 e i 35mila euro, a causa dell’incrocio tra il taglio del cuneo fiscale e la riduzione dell’aliquota, potrebbero addirittura subire un saldo negativo in busta paga, con perdite stimate tra i 101 e i 145 euro.

Coperture e scontro politico

Per finanziare la misura servono almeno quattro miliardi di euro. Le opzioni sul tavolo vanno dal rafforzamento della lotta all’evasione al taglio delle agevolazioni fiscali meno utilizzate, fino a un riordino della spesa pubblica. C’è chi, per ridurre i costi, spinge per limitare il beneficio ai redditi fino a 50mila euro.
Sul piano politico, Fratelli d’Italia e Forza Italia sostengono compatte il taglio dell’Irpef, presentandolo come un segnale di attenzione a chi lavora e produce. La Lega insiste invece per inserire nella manovra una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali. Il vicepremier Antonio Tajani ha proposto inoltre di esentare dal fisco straordinari e premi di produzione, con l’obiettivo di rafforzare i redditi più bassi.

Una promessa da mantenere

La riforma dell’Irpef rappresenterebbe un passo importante verso un fisco più leggero per il ceto medio, categoria che negli ultimi anni ha sofferto di più l’effetto combinato di inflazione e stagnazione salariale. Non sarà una rivoluzione, ma un segnale politico forte. Resta però il nodo delle coperture: per ora ci sono solo numeri e simulazioni, mentre la prova concreta arriverà solo dal 2026, quando le buste paga e le pensioni diranno se la promessa del governo sarà stata mantenuta.