Coerenza questa sconosciuta: il disastro dell’AIA sul “caso” Jesus Rodriguez

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jesus rodriguez espulsione

Da quando l’assistente virtuale dell’arbitro, aka Var, è stato inserito nel calcio sembra che i direttori di gara si siano adagiati verso una tendenza Var-centrica, che li ha resi incredibilmente incapaci di prendere decisioni sul campo.

Il caso del fallo di Estupinan su Di Lorenzo è paradigmatico in tal senso: l’arbitro, Chiffi, vede il fallo dell’ecuadoriano che trattiene il capitano del Napoli sulla riga di porta. Nessuna possibilità di prendere la palla, nessun tentativo di giocata pulita, solo un disperato istinto di evitare una rete: arriva il fischio ma non arriva l’espulsione. Perché? Perché c’è il Var e la possibilità di prendere questa decisione, sacrosanta e lapalissiana, anche successivamente.

Questa tendenza all’abuso della tecnologia è riuscita a ribaltare completamente quello che doveva essere la ragion d’essere del var: ridurre al minimo l’errore e conseguentemente anche le polemiche.

Ad acuire maggiormente questo clima di scoramento e mancanza di fiducia nei confronti della classe arbitrale contribuisce anche l’incoerenza nelle decisioni prese sui campi, anche nella stessa giornata, e le dichiarazioni riportate a ‘Open-Var’, il format di Dazn in cui Rocchi, a capo dell’associazione italiana arbitri, spiega le decisioni più controverse del weekend e rende pubblici i relativi confronti audio tra varisti e arbitri di campo.

Il caso più comico della settimana è sicuramente quello occorso a Jesus Rodriguez, giovane esterno del Como espulso nel corso dell’ultima gara casalinga dei lariani contro la Cremonese.

Andiamo con ordine: al minuto 37 del secondo tempo di Como-Cremonese, Jesus Rodriguez (numero 17) colpisce con un calcetto a palla lontana il laterale della Cremonese che l’aveva precedentemente provocato. Arbitro richiamato al Var per On field Review e cartellino rosso al talento comasco. Un cartellino rosso sacrosanto, non per la gravità del gesto ma per l’intenzione e la reazione violenta. Ma resta un calcetto che provoca convulsioni e mani in faccia all’avversario che l’ha subito.

Commentando l’episodio a Open Var, Rocchi ha usato questi termini: “Il rosso è corretto. L’atteggiamento non va bene, la reazione c’è stata. Al di là che ci sia l’impatto o meno il tentativo di colpire è già un’infrazione. Non dobbiamo vedere per forza il sangue per un’espulsione. Dall’altra parte non sono contento e l’ho detto agli arbitri coinvolti perché non si può non ammonire chi provoca la reazione. Se c’è una reazione è perché c’è un’azione. L’altra cosa che non mi piace è chi continua a toccarsi il viso quando non si viene neanche sfiorati o colpiti in altre parti del corpo. Su questa cosa staremo attenti. Antisportivo quando qualcuno prova a dare un pugno a qualcuno non è mai, è condotta violenta“.

Analisi, ci mancherebbe altro, correttissima: reazione sbagliata, punita l’intenzione e non la violenza.

Il cortocircuito però c’è stato oggi pomeriggio, con il verdetto del giudice sportivo che ha completamente smentito le parole del presidente dell’Aia. Il giudice sportivo che ha comminato tre giornate di squalifica al calciatore, con la seguente motivazione: “per avere, al 37° del secondo tempo, con il pallone lontano, colpito con violenza ad una gamba un calciatore della squadra avversaria”.

Una sentenza questa che fa discutere, anche e soprattutto alla luce delle parole utilizzate dallo stesso Rocchi per commentare l’accaduto. E forse con “discutere” siamo stati fin troppo generosi.