Riqualificazione o maquillage? Il Comune investe 300mila euro… a porte chiuse

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di Giorgia Valentini

La città mette mano alla piazza, ma con la solita mano tremolante e con la Determina numero 1853 del 25 settembre 2025, il Comune di Nocera Inferiore ha ufficialmente deliberato la riqualificazione di Piazza Sant’Antonio, per un primo lotto funzionale dal valore di 300mila euro; denaro pubblico ovviamente, soldi delle casse comunali ovvero dei cittadini, che andranno in gran parte a sostenere non solo il cantiere, ma anche la consueta macchina burocratica. Che sia chiaro, l’intervento è necessario perché una delle piazze più importanti della città, simbolo storico e luogo di socialità, merita un restyling. Tra marciapiedi dissestati, impianti obsoleti e spazi poco fruibili la cartolina di S. Antonio non è più degna di una città che ambisce al decoro urbano.

Il Comune ha deciso di procedere con una procedura negoziata senza bando, ai sensi dell’art. 50, comma 1, lettera C del nuovo codice degli appalti, dunque niente gara aperta e niente concorrenza piena, si consulteranno cinque operatori economici selezionati da un elenco interno. Chi, come e perché proprio loro lo decide il Rup (Responsabile unico del procedimento), con una griglia che mette insieme Soa, white list, prossimità territoriale e altri criteri che suonano tanto oggettivi quanto… interpretabili.

E mentre la gara precedente è andata deserta, il comune ci riprova ma intanto, la macchina gira e i numeri parlano: 218mila euro per i lavori, 1.239 euro di oneri sicurezza, e un bel gruzzolo da 82mila euro che finisce nelle tasche della burocrazia tra spese tecniche, collaudi, pubblicità, Iva, incentivi, contributi e l’immancabile Anac da 250 euro, nemmeno i bolli sono stati dimenticati.

Non è una novità, sia chiaro, ma qui la vera domanda è: riqualificazione o maquillage elettorale? In un clima di programmazione triennale (2023-2025) con fondi da “mutuo assa depositi e prestiti” già contrattualizzati, il rischio di un intervento di facciata è tutt’altro che remoto, in più, la scelta del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, sulla carta una garanzia, si appoggia su una griglia di valutazione che assegna 85 punti su 100 all’offerta tecnica, appena 10 all’economica e 5 al tempo di realizzazione. A vincere, insomma, sarà il progetto più “bello da vedere”, anche se magari meno economico o meno rapido, ma un’altra domanda è: chi giudica la “bellezza”? Ancora una volta, la commissione interna.

Ecco il cortocircuito: trasparenza formale e opacità sostanziale; la piattaforma è digitale, i documenti sono tutti al loro posto, ma il cittadino resta fuori, è come assistere a un’asta dove puoi solo leggere il catalogo, ma non alzare la mano. Ora il rischio concreto è che tra determine, determine a contrarre, determine integrative e determine correttive, la vera riqualificazione resti solo sulla carta o nei rendering allegati alla delibera.

Questa operazione non è uno scandalo, ma è l’ennesimo esempio di come la pubblica amministrazione riesca a rendere complesso ciò che potrebbe essere semplice e opaco ciò che dovrebbe essere cristallino. Serve rigenerare anche i procedimenti, non solo le piazze e per una volta, magari, farlo partendo dalla fiducia nel cittadino, non solo nei capitolati tecnici.