Non solo fumo e dieta: i 10 rischi che minacciano il cuore

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Immunoterapia contro il cancro: cresce l’attenzione al rischio cardiovascolare

Mentre l’attenzione pubblica si concentra sui pericoli noti come fumo e alimentazione scorretta, la salute del cuore è insidiata da una serie di 10 fattori di rischio meno conosciuti, ma altrettanto pericolosi. A sollevare l’allarme, in vista della Giornata mondiale del cuore del 29 settembre, è Federico Nardi, presidente designato dell’Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri).

Secondo Nardi, è fondamentale estendere la consapevolezza oltre i pilastri della prevenzione tradizionale. “Molti non pensano che la parodontite possa avere effetti sulla salute del cuore,” spiega l’esperto, “invece recenti studi la collegano a problemi cardiovascolari”.

Dalle gengive al portafoglio: i rischi inattesi

L’elenco stilato dall’Anmco evidenzia come i pericoli per il cuore siano diffusi in diversi ambiti della vita quotidiana:

  1. Parodontite: I problemi gengivali non sono solo un affare del dentista, ma sono collegati a rischi cardiovascolari.
  2. Stress cronico: La tensione prolungata logora l’organo cardiaco.
  3. Inquinamento atmosferico: L’aria che respiriamo ha un impatto diretto sulla funzionalità cardiaca.
  4. Apnee notturne (Osas): Interruzioni del respiro durante il sonno sovraccaricano il cuore.
  5. Alcol ed energy drink (“holiday heart”): Un consumo eccessivo, specialmente durante i periodi di festa, può indurre sindromi cardiache acute.
  6. Sedentarietà prolungata: Anche chi pratica sport occasionalmente è a rischio se passa troppo tempo seduto.
  7. Depressione e ansia: I disturbi dell’umore sono strettamente connessi alla salute cardiovascolare.
  8. Malattie autoimmuni: Patologie come l’artrite reumatoide possono colpire indirettamente il cuore.
  9. Carenze nutrizionali: Un ridotto apporto di Potassio e Magnesio può favorire le aritmie, così come la carenza di Vitamina D e K.
  10. Fattori socio-economici: “Chi ha meno possibilità rinuncia a curarsi e chi è meno istruito sottovaluta i rischi”, sottolinea Nardi.

Italiani più attenti, ma la battaglia continua

Nonostante l’allarme sui rischi nascosti, il cardiologo traccia un bilancio in parte positivo sulla situazione italiana: “Rispetto al passato sì, gli italiani sono più attenti. Vediamo meno infarti nella fascia 50-60 anni rispetto alle generazioni passate”. L’ampia e consapevole informazione sul nesso di causalità tra fumo e colesterolo e l’infarto ha contribuito ad allungare e migliorare la qualità della vita, anche negli anziani.

Tuttavia, l’esperto ammonisce che non bisogna abbassare la guardia. È cruciale continuare a lavorare sul fronte della prevenzione e dell’educazione per trasformare la conoscenza di questi nuovi fattori di rischio in abitudini di vita più sane e complete.