Paracetamolo in gravidanza: cosa sapere oggi

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Negli ultimi giorni la questione dell’uso del paracetamolo (acetaminofene, noto anche come Tylenol o Tachipirina) in gravidanza è tornata al centro dell’attenzione dopo dichiarazioni pubbliche e provvedimenti regolatori negli USA. Le agenzie sanitarie europee e italiane hanno risposto rapidamente chiarendo la posizione ufficiale e ricapitolando lo stato delle evidenze scientifiche. In questo articolo riassumo i fatti più recenti, le valutazioni delle autorità e le indicazioni pratiche per le donne in gravidanza.

Negli Stati Uniti sono circolate dichiarazioni pubbliche, partite dal presidente Trump, che sconsigliano l’uso di paracetamolo in gravidanza, accompagnate dall’intenzione della Food and Drug Administration (FDA) di aggiornare le informazioni di prodotto per riportare “possibili associazioni” tra uso cronico in gravidanza e condizioni neuroevolutive nei figli (come autismo e ADHD). Questo ha generato forte dibattito e allarme mediatico.

In risposta, le autorità regolatorie europee — e in particolare l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e l’agenzia del Regno Unito (MHRA) — hanno pubblicato dichiarazioni chiarendo che non esistono nuove evidenze che richiedano di modificare le raccomandazioni europee: il paracetamolo, se clinicamente necessario, può essere usato in gravidanza al dosaggio più basso efficace e per il minor tempo possibile.
Anche in Italia l’AIFA ha emesso un comunicato che conferma l’allineamento alla posizione europea: nessun cambiamento nelle raccomandazioni d’uso è necessario al momento. Le agenzie ribadiscono che continueranno a monitorare i dati e che eventuali aggiornamenti verranno comunicati tempestivamente.

Negli ultimi 10 anni numerosi studi osservazionali hanno segnalato associazioni tra esposizione prenatale al paracetamolo e un leggero aumento del rischio di alcuni disturbi neurocomportamentali (ADHD, autismo, problemi di attenzione/sonno). Tuttavia: molte ricerche soffrono di confondimento residuo (es. febbre o condizioni materne che spingono a prendere il farmaco possono essere esse stesse associate a rischio); gli studi che confrontano fratelli (design che controlla molti fattori familiari/genetici condivisi) spesso attenuano o annullano l’associazione; la relazione di causa-effetto non è dimostrata; le osservazioni più robuste indicano al massimo una associazione statisticamente rilevabile ma con effetto assoluto piccolo.
Per queste ragioni le autorità invitano prudenza nell’interpretazione e proseguono il monitoraggio, suggerendo di rivolgersi alle autorità competenti e di vivere la gravidanza e il bisogno di paracetamolo senza ansia.